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SUMMARY:Nicolò Ferrario
DESCRIPTION:Nicolò Ferrario è il terzo artista ospitato nell’ambito del progetto RESIDENT PHOTOGRAPHER (clicca per maggiori info) finalizzato alla produzione di 10 “cartoline d’artista” della nostra città\, Rivarolo Canavese. \nBio\nNicolò Ferrario (Milano\,1984). \nConclusi gli studi in ingegneria aerospaziale nel 2011\, inizia a studiare fotografia nel 2015 presso l’Istituto Italiano di Fotografia (IIF) di Milano portando a termine il suo percorso nel 2018. Nel 2019 partecipa\, presso Bottega Immagine di Milano\, a un corso incentrato sulle arti visive e la sperimentazione artistica in fotografia a cura di Silvia Bigi. Da allora svolge progetti personali nel campo delle arti visive con focus particolare sulla ricerca scientifica: attraverso l’utilizzo della fotografia vuole portare la scienza\, nelle sue più diverse manifestazioni\, dentro l’arte credendo che esistano molteplici punti di contatto tra le due discipline. Partendo dalla constatazione che la nostra società basa la propria sopravvivenza sulla tecnologia intende dare una chiave di lettura alternativa all’aspetto apparentemente asettico e sterile che gravita attorno alla scienza. \nIl progetto: Ritorno al Futuro\n\n“L’educazione non è faccenda individuale ma\, per sua natura\, è cosa della comunità. Il concetto greco di paideia indicava\, nella sua accezione più elevata\, un processo pedagogico il cui fine ultimo era il raggiungimento\, da parte dell’individuo\, di un ideale\, un obiettivo da perseguire per tutta la vita. La paideia si poneva come scopo l’interiorizzazione di quei valori universali che costituivano l’ethos della città\, del territorio e la cui assimilazione costituiva la struttura della vita futura di ciascun soggetto. \nIl territorio risulta finemente intrecciato alle azioni dei propri abitanti. Il territorio è incubatore\, luogo di culto\, luogo totemico in cui riecheggiano le imprese individuali divenute universali dei suoi cittadini più lodevoli. Le azioni compiute da questi uomini sarebbero comunque accadute se fossero nati altrove? Quanto è importante l’educazione trasmessa “dal territorio” nella realizzazione di imprese eccezionali? Partendo da questa riflessione intendo spingere l’osservatore a riflettere sull’importanza che l’humus culturale e pedagogico di ciascun luogo ha nella crescita e nello sviluppo dei suoi individui al fine di tendere alla creazione\, come era nell’ideale greco\, dell’uomo universale. Ho quindi immaginato\, attraverso una sorta di contrazione spazio-temporale\, che le gesta compiute da illustri cittadini Rivarolesi del passato rivivessero negli stessi luoghi che hanno posto le basi affinchè tali imprese avvenissero. Tramite un processo di sovrapposizione ho unito immagini d’epoca e immagini scattate direttamente a Rivarolo Canavese al fine di riportare alla loro origine le azioni che questi uomini e queste donne hanno compiuto durante il corso della loro vita.” \n\nLe cartoline\nLa sua residenza\n“Appena giunto a Rivarolo ho iniziato a passeggiare tra le strade in attesa che il paese mi parlasse\, che mi ispirasse. Avevo già recuperato qualche informazione qua e là ma per capire un luogo\, non ci sono altri modi\, devi viverlo. Mi piace\, di tanto in tanto\, guardare le targhe affisse alle facciate dei palazzi. Avete presente quelle targhe che recitano “qui è vissuto…”\, “qui è nato…”? Mi piace andare a sbirciare la vita delle persone citate in quelle targhe. Insomma\, si tratta di pura curiosità (sebbene io creda che nelle biografie delle persone si nasconda molto più di semplici avvenimenti). Tuttavia\, accade spesso che dieci minuti dopo mi sia dimenticato tutto. Questa volta è andata diversamente. \nTutto è nato dalla foto scattata con il cellulare alla targa di un certo Adalberto Mariano affissa in via Berone. “Esploratore polare” recitava la targa. Wow. Rientrato a casa Toesca ho cominciato a raccogliere informazioni e poi\, seduto in giardino\, ho alzato lo sguardo e nella mia testa ho visto un dirigibile solcare il cielo blu. Che bello sarebbe! Da qui la mia ricerca si è allargata e mi sono imbattuto in personaggi magnifici: da Farina a Verna\, passando per Alerino e Luigi Palma. Mi sembrava che il paese mi avesse finalmente parlato e lo aveva fatto attraverso i suoi cittadini del passato. Mi sono detto: in un paese tanto piccolo è accaduto tutto questo. Rivarolo è un paese ricco. È un paese intriso di cultura\, storia\, avvenimenti\, avventure. Da qui è transitata la storia moderna del mondo. E qui deve tornare.”
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LOCATION:Casa Toesca – Areacreativa42\, via Ivrea 42\, Rivarolo Canavese\, Torino\, 10086\, Italia
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SUMMARY:Francesco Capponi
DESCRIPTION:Francesco Capponi è il secondo artista ospitato nell’ambito del progetto RESIDENT PHOTOGRAPHER (clicca per maggiori info) finalizzato alla produzione di 10 “cartoline d’artista” della nostra città\, Rivarolo Canavese. \nBio\nFrancesco Capponi (Perugia\, 1976) vive e lavora a Perugia. \nStudia scultura all’Accademia di Belle Arti e fin dagli anni di formazione lavora attraverso la contaminazione di vari linguaggi artistici tra i quali grande importanza assume la fotografia\, in primo luogo quella analogica e sperimentale. La luce è il suo terreno di ricerca principale: Francesco indaga la fotografia nel suo significato primigenio di “disegno con la luce” e partendo da questo presupposto cerca e sperimenta nuove interpretazioni della tecnica tentando di mantenere vivo e costante il dialogo tra antico e contemporaneo. In questa sperimentazione fotografica rientra fortemente anche la tridimensionalità caratteristica della scultura che gli consente di trasformare o utilizzare i più svariati oggetti come apparecchi fotografici e di realizzare\, autarchicamente\, i propri apparecchi ottici quali macchine fotografiche a foro stenopeico\, camere obscure o lanterne magiche. La contaminazione tra scultura e fotografia gli consente di unire il mezzo creatore all’immagine in una reciprocità continua tra i due elementi che dialogano tra di loro in un’unica opera. Nei suoi lavori più propriamente scultorei la sperimentazione passa talvolta attraverso l’inserimento di elementi cinetici o meccanici destinati ad alterare l’approccio all’opera da parte dell’osservatore. Mescolando arti differenti\, usando insieme tecniche antiche e moderne e non riuscendo a restare ancorato alle due dimensioni\, Francesco prova a creare oggetti fuori dal tempo che incuriosiscano e vadano a toccare il lato onirico nascosto in chi li guarda. \nIl progetto: Del perdersi e del trovare\n\n\n“E’ difficile perdersi a Rivarolo Canavese.\nDovevo aspettarmelo\, dopotutto è una piccola città\, solcata da un reticolo di strade che si incrociano in maniera ordinata senza sovrapposizioni brusche o imprevedibili.Quando arrivo in un posto nuovo invece a me piace perdermi\, vagare senza meta guardandomi intorno per assorbire l’atmosfera del luogo\, senza sapere nulla del posto ma ascoltando quello che quelle terre vogliono raccontarmi. Volevo narrare questa sensazione con il mio progetto\, mischiare sulla pellicola le immagini statiche delle architetture e crearne nuove fondendole con le traiettorie del il mio attraversare. E’ un tipo di esperienza fotografica che avevo già sperimentato in altre città\, dove però gli antichi vicoli medievali facilmente si mettevano a mia disposizione per essere trasformati e riletti in forme nuove e inaspettate. \nRivarolo no\, faceva resistenza. Restava ancorata ai suoi spazi\, alla sua nobiltà di campagna\, al suo essere speciale restando semplice\, al suo ordine formale e ai suoi piccoli disordini nascoscosti. Questa città voleva raccontarmi altro\, voleva che raccontassi delle storie e mi fermassi ad ascoltarle. Più guardavo le architetture più percepivo la presenza discreta delle persone che le avevano create\, avvertivo la sensazione che un paese non è altro che la concrezione architettonica delle migliaia di vite che lo hanno attraversato nel tempo\, ognuna aggiungendo o togliendo un mattone\, piantando un albero\, scegliendo una strada per costruirci la propria casa e la propria vita: ogni vita ha cambiato col suo passaggio il paesaggio circostante. Più guardavo le architetture più pensavo alle persone che le avevano vissute e trasformate\, percepivo i fantasmi di un tempo passato che si proiettavano sul presente. \nMentre caparbiamente provavo a dare forma all’idea iniziale dei mio progetto perdendomi e mescolando immagini con la mia stenopeica mi sono imbattuto in un cartello turistico posto all’ingresso del parco comunale che circonda il Castello Malgrà. Il cartello raccontava le gesta di Dante Meaglia detto “Diogene”\, Partigiano al quale è dedicato il parco\, e riportava stampata una foto di un gruppo di Partigiani Rivarolesi\, tra i quali lo stesso Dante Meaglia. La foto li ritrae a guerra finita\, in posa\, tutti guardano in macchina felici ma in alcuni è facile leggere negli occhi un fondo di malinconia\, lo sguardo di chi sta festeggiando la vittoria di una guerra che però non avrebbe mai voluto combattere. \nAlcuni hanno abiti eleganti\, altri invece indossano ancora gli abiti da battaglia\, nel gruppo ci sono giovani\, anziani\, uomini\, donne e anche un prete. Nell’osservare la foto avevo la sensazione di essere di fronte a gente comune che involontariamente si era ritrovata a vivere da eroe\, persone che avrebbero preferito continuare a fare la loro semplice vita – il geometra come Dante\, la sarta\, il prete\, il contadino o l’imprenditore – ma che invece si erano ritrovate loro malgrado a combattere per difendere il proprio paese\, la propria famiglia\, la propria vita e a lottare per il proprio diritto ad essere normali. Persone qualunque che non sognavano né gloria né medaglie ma che sono diventate involontariamente eroi solo per poter tornare ad essere loro stessi e per difendersi da chi glielo impediva. Sentivo come se queste persone mi stessero guardando e mi chiedessero di farle uscire da quella foto. Per un po’ ho provato ad ignorarli ma mi sono rimasti in testa\, hanno continuato a bussare\, finché non li ho assecondati. \nHo ristampato le loro immagini\, le ho ritagliate e le ho portate con me\, da quel momento mi hanno accompagnato nel mio vagabondare tra le strede di Rivarolo.\nOgni tanto\, quando sentivo affinità con un posto\, le posizionavo in terra di fronte alla mia piccola macchina fotografica stenopeica artigianale e li rifotografavo nelle strade che erano state anche le loro\, nel paese per il quale avevano lottato e che avevano amato. Quei discreti angoli di città nelle mie foto però sono divenuti enormi rispetto a quei soggetti minuti\, un mondo cresciuto e mutato dal tempo trascorso dopo di loro\, trasformato negli anni\, ma figlio anche del sentire di quegli eroi semplici che oramai\, nel ricordo\, purtroppo\, sembrano diventare sempre più piccoli.” \n\n\nLe cartoline\nLa sua residenza
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SUMMARY:Virginia Dal Magro
DESCRIPTION:Virginia Dal Magro è la prima artista ospitata nell’ambito del progetto RESIDENT PHOTOGRAPHER (clicca per maggiori info) finalizzato alla produzione di 10 “cartoline d’artista” della nostra città\, Rivarolo Canavese. \nBio\nVirginia Dal Magro (Milano\, 1994).  \nIn seguito all’ottenimento della laurea triennale con lode in Pittura e la laurea specialistica con lode in Grafica d’Arte\, lavora attualmente come assistente alla didattica presso il dipartimento di Grafica dell’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano.Ha partecipato a diverse mostre collettive in Italia e all’estero tra cui: 4th Global Print\, Douro; 10×10 per\, Galleria Davide Gallo\, Milano; Zureta\, Accademia Geidai\, Tokyo; Salad Days\, 12 Star Gallery\, Europe House\, Londra. Nel 2018 è stata vincitrice del premio Menotrenta\, mostra presso la Fabbrica del Vapore\, Milano; è stata seconda classificata al Premio Morlotti\, Museo della Permanente\, Milano; nel 2017 è vincitrice del Premio Brera-Bicocca\, università degli studi Bicocca\, Milano.\nNel 2020 espone a Fondazione Bandera la sua personale Can’t find a way there\, try again. \nIl progetto\nVirginia si concentra fin da subito sull’Orco\, il torrente che costeggia Rivarolo Canavese. Lo osserva su Google Maps e vuole raggiungerlo\, ma non riesce ad arrivarci in nessun modo: ogni percorso sembra sbarrato\, da impedimenti fisici lungo la strada o da altri di natura emotiva. La sua riflessione artistica si sposta\, quindi\, sul “fiume negato” e sui suoi percorsi interrotti: li mappa con un’app di tracciamento\, li fotografa e li studia per poi rielaborarli attraverso le tecniche di cianotipia e Gum Print. \nLe cartoline\nLa sua residenza
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LOCATION:Casa Toesca – Areacreativa42\, via Ivrea 42\, Rivarolo Canavese\, Torino\, 10086\, Italia
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SUMMARY:Oscar I. Contreras Rojas
DESCRIPTION:Oscar Isaias Contreras Rojas (Toluca\, Mexico – 1986) vive e lavora tra Firenze e Venezia\, dove si è diplomato in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia.\nÈ stata in residenza presso Casa Toesca dall’1 al 15 ottobre 2019. \nFiniti gli studi liceali Oscar è partito per un viaggio in Europa capitando a Venezia durante l’ultima settimana di iscrizioni all’Accademia di Belle Arti: supera il test d’ammissione\, vince una borsa di studio e inizia i corsi di pittura. I suoi dipinti ad olio esplorano il tema del paesaggio\, reso come suggestione attraverso pennellate forti.\nÈ la natura a predominare nei dipinti di Oscar\, suggerita da un segno impetuoso ed evocativo\, che richiama il paesaggio romantico e tormentato di Turner\, di cui propone una visione personale. Al suo interno\, Oscar inserisce figure di identità indefinita\, talvolta elementi ripresi da opere di grandi pittori moderni\, come Michelangelo\, Tiziano\, Tintoretto.\nOscar lavora a più dipinti contemporaneamente\, in modo da poter tornare su ciascuno di essi dopo essersene distaccato\, rivedendoli a mente fredda. Il suo intento è quello di creare una suggestione in chi si approccia al suo lavoro\, diversa per ciascuno in base al proprio vissuto e al proprio bagaglio culturale.\nI lavori di Oscar mutano forma: trovata a Casa Toesca della tela arrotolata\, Oscar decide di portare su grandi dimensioni la riflessione avviata sui quadretti di cartoncino. La grande tela è ancora legata al tema del paesaggio e connessa ad altri tre lavori minori realizzati al contempo: il fil rouge è il mare\, che compare in ogni dipinto in pennellate accennate. A predominare impetuosa\, come sempre\, la natura. \nFra Oscar e Casa Toesca\, immersa in un contesto quieto e appartato nel cuore di Rivarolo\, si è creata subito una connessione: il giardino\, ricco di luce e alberi diversi\, è stato fonte delle prime suggestioni impresse nei dipinti dell’artista durante la residenza.
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SUMMARY:Cristina Cusani
DESCRIPTION:Cristina Cusani\, in Residenza a casa Toesca dal 15 al 28 settembre\, è un’artista napoletana che utilizza la fotografia come mezzo.\nCi racconta in un’intervista sul suo lavoro:\n“Solitamente lavoro sul residuo\, sulla traccia\, su ciò che resta nel passare del tempo\, sulla stratificazione e sulla memoria. Nella mia ricerca utilizzo la fotografia\, che solitamente ha la funzione di fermare il tempo e mantenere il ricordo\, come mezzo per stravolgere il concetto di tempo e investigare la vericidità della memoria. In questo caso sono partita da questa casa\, in cui mi trovo e in cui è molto visibile il concetto di memoria\, di stratificazione del tempo\, e del passaggio di tutti gli artisti che vi hanno risieduto\, grazie al quale posso analizzare il rapporto tra la percezione e la memoria. Quindi la realtà di quello che è successo nel passato e la percezione di come questo passato arrivi nel presente.”  \nDopo la laurea in Scienze della Comunicazione all’università La Sapienza di Roma si dedica allo studio della fotografia prima all’University of the Arts\, London College of Communicationa Londra\, successivamente all’Outside School a Roma e all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Espone in alcune mostre collettive tra cui l’XI Premio Cairo a Milano. Nel 2012 segue il Laboratorio Irregolare\, master class di due anni con Antonio Biasiucci da cui è nata la mostra itinerante Epifanie\, esposta anche durante la XIII edizione del Fotografia – Festival Internazionale di Roma e al SIFest di Savignano sul Rubicone. Nel 2015 viene invitata per la residenza d’artista BoCs Art dove realizza due opere per il Bocs Art Museum di Cosenza. E’ finalista di importanti premi come il Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee e Un’opera per il Castello ed entra a far parte di alcune collezioni di arte contemporanea come Imago Mundi Art e Dimensione Fragile della Biblioteca Vallicelliana di Roma. Nel 2017 vince il Premio Sidicini per l’Arte Contemporanea e nel 2018 vince il Premio Residenza alla Fondazione Bevilacqua la Masa. \nNella sua indagine fotografica utilizza le esperienze quotidiane come punto di partenza per analizzare il significato dell’essere umani partendo da un’analisi personale che si traduce nell’espressione di temi universali. Nelle sue opere la finzione e la realtà s’incontrano\, i significati cambiano\, il passato e il presente diventano una cosa sola. Utilizzando un linguaggio poetico e talvolta metaforico\, realizza fotografie che sono leggibili su più livelli e portano lo spettatore ad interrogarsi\, creando in chi guarda una reazione in equilibrio tra il riconoscimento e l’alienazione. Il suo percorso artistico è caratterizzato da una grande sperimentazione di tecniche fotografiche\, ma la sua ricerca vuole andare oltre il mezzo utilizzato e per questo comincia ad ampliare i suoi orizzonti artistici progettando opere/installazioni site-specific. \nAttualmente vive e lavora tra Napoli e Roma.
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SUMMARY:Yoon Il Kwon
DESCRIPTION:L’artista Yoon Il Kwon è stato in residenza da Areacreativa42 a marzo 2019 in occasione della sua mostra torinese da CRAG Gallery. \nNel corso della sua residenza è stato tenuto un momento di formazione con un conversazione con il giovane curatore Giorgio Bena ed un workshop di tecniche calcografiche con Marco Spampinato durante il quale l’artista ha raccontato la natura teorica e pratica del suo lavoro con le tecniche di stampa\, realizzando anche delle prove d’artista di fronte ad un pubblico illustrando i passaggi del proprio lavoro. \nPer maggiori info leggi la recensione su Outsiders Webzine. \nVestige of seeing: il valore della memoria nell’opera di Yoon Il Kwon\nDal 21 marzo al 27 aprile CRAG Gallery ospita Vestige of Seeing\, personale di un artista in grado di raccontare la bellezza di quello che abbiamo perso senza nemmeno renderci conto di averlo mai avuto. \nsu OUTSIDERS Webzine \n_di Giorgio Bena \nYoon Il Kwon è un artista sudcoreano di 29 anni che\, nonostante una certa timidezza\, con la forza del suo lavoro è in grado di dire tutto ciò che c’è bisogno di dire. Ho conosciuto Yoon durante l’inaugurazione della sua mostra\, ma ho anche avuto il piacere di condurre una “conversation” con lui all’interno di un workshop organizzato dall’associazione Areacreativa42\, durante la quale ho avuto la possibilità di approfondire insieme ai partecipanti diversi aspetti estetici e tecnici del suo lavoro. \nYoon è in particolare un esperto di tecniche di stampa\, nelle quali si sta specializzando al Royal College of Arts di Londra\, ed i lavori che compongono Vestige of seeing dimostrano tutta la sua padronanza di questo linguaggio nelle sue varie declinazioni. \nLe opere presentate si dividono in tre nuclei che corrispondono ad altrettanti approcci tecnici ed estetici\, indicatori eccellenti della giovane età dell’artista che danno anche ragione della sana tensione sperimentale che anima il suo lavoro\, ma che Yoon riesce comunque a convogliare organicamente all’interno di una medesima ricerca tematica incentrata sul ricordo e sulla memoria come luogo di meditazione riflessiva sul passato e chiave di lettura\, di interpretazione e di interazione con il presente e con il futuro. \n“Fast paced society” – letteralmente società “a passo veloce” – è un’espressione che ricorre diverse volte durante la mia conversazione con Yoon\, come qualcosa che lui intende in qualche modo combattere con il proprio lavoro: sia nel tipo con le tecniche che utilizza\, legate a tempi di lavoro lenti e misurati\, che nei temi che sceglie di trattare\, che non solo scavano nel passato ma rievocano momenti di semplicità\, serenità e contemplazione\, l’artista sembra contrapporsi con serafica determinazione ad un contesto sociale che impone una forsennata ricerca di esperienze da consumare senza mai il tempo di assaporarne le sfumature. \nNella serie The Path of Eyes per esempio mescola supporti differenti (in particolare applicando tessere di vetro su cui sono impressi alcuni negativi su di una stampa fotografica) per comporre dei mosaici che raccontano i suoi viaggi non attraverso le classiche immagini “souvenir”\, ma attraverso la semplicità di oggetti/soggetti che acquisiscono valore in quanto testimonianze di momenti significativi per la storia personale dell’individuo. \nAi ricordi d’infanzia dell’artista si riconducono invece le opere della serie The Movement in the Space\, animate però da una riflessione che riesce ad agire nella sfera dell’archetipico. Queste incisioni\, oggetto del workshop condotto dall’artista\, rappresentano infatti alcuni bambini intenti a giocare\, i cui movimenti sono resi tramite un procedimento di stampa in più passaggi basato sulla progressiva perdita di inchiostro della matrice\, che spostandosi sul foglio ad ogni fase produce un risultato che ricorda da vicino gli studi fotografici sul movimento di Eadweard Muybridge\, impreziositi però dalla progressiva perdita di definizione della forma che testimonia in qualche modo l’azione del tempo sul ricordo. \nIl valore archetipico di questo lavoro consiste nel fatto che i bambini che popolano le sue incisioni sono del tutto anonimi\, e durante il workshop sono state diverse le persone a rivedere\, con una certa commozione\, dei frammenti della propria vita in quelle immagini così semplici e delicate. \nEmerge in questo un aspetto fondamentale del lavoro di Yoon\, ovvero la volontà dichiarata di rievocare con i suoi lavori le memorie altrui\, fare in modo che altri si possano riconoscere nelle sue opere che non vogliono essere autobiografiche\, ma raggiungere una universalità del ricordo: \n“I miei ricordi sono degli strumenti che uso per le mie opere\, ma voglio arrivare ad usare i ricordi degli altri” è stata una delle frasi che mi hanno colpito di più del suo pensiero artistico. \nQuesta visione presenta implicazioni che potrebbero produrre interessanti contaminazioni con il lavoro sicuramente più impattante della mostra\, Memory\, composto da blocchi di fazzoletti di carta sui cui lati l’artista ha serigrafato i volti dei suoi compagni di scuola presi da una vecchia foto. Molti di questi volti – mi racconta – a causa del tempo passato gli apparivano ormai estranei: questo lo ha portato ad elaborare considerazioni amare sul potere dell’immagine come fonte del ricordo\, che ha concretizzato in questi ritratti che sono frammentati ed irregolari\, e ci parlano dell’ineluttabilità della disgregazione dei nostri ricordi\, e della necessità di agire attivamente per preservarli. \nSarà interessante scoprire se e come l’artista riuscirà ad elaborare questo lavoro per portarlo in una sfera universale in grado di creare quell’empatia che ho visto penetrare fortemente nella sfera emotiva di chi si è confrontato in maniera aperta con le sue opere\, e che a mio parere rappresenta forse il vero punto di forza della sua ricerca. \nPer ora non ci resta che aspettare e cogliere l’occasione ad avere a portata di mano il lavoro di un artista di questo livello\, che ha tutto il potenziale per diventare – e forse già è – uno dei nomi da osservare con attenzione nel prossimo futuro.
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SUMMARY:Daniele Fabiani
DESCRIPTION:L’artista Daniele Fabiani è stato in residenza presso Casa Toesca dal 4 al 17 novembre 2018\, in occasione della mostra “De Natura”. \nDurante questo periodo ha realizzato un progetto installativo nel cortile del municipio di Rivarolo Canavese. \nDal recupero di un vecchio ombrellone ormai in disuso che ormeggiava intorno alle mura esterne della sua cascina in montagna\, Daniele Fabiani\, con un’operazione quasi dadaista\, inserisce questo objet trouvé in un luogo pubblico con l’intenzione di suggestionare l’immaginazione dei presenti\, chiamati qui a interagire con la struttura lignea\, le figure organiche e l’esplicito richiamo alla natura del Canavese. \nSulle asticelle dell’ombrellone sono riportate su polietilene delle forme vegetali di stampo realistico che si dispiegano come pagine di un libro aperto. Questi segni grafici di colore blu vanno letti con la stessa attenzione che si rivolge alla lettura\, al fine di permettere un avvicinamento e un’interazione diretta del pubblico con l’artefatto. \nCon questo intervento l’artista vuole definire un rapporto organico fra l’astante e l’installazione attraverso l’interazione umana e la percezione falsata della forza di gravità: sono le corde a sostenere l’opera oppure è la stessa opera che si autosostiene? Sono le forze contrastanti della natura a sostenere le architetture dell’uomo o viceversa? O come\, più poeticamente\, suggerisce lo stesso Fabiani “il legno si relaziona alle corde come una zattera ormai all’osso\, in un equilibrio verticale”. \n— \nDaniele Fabiani (n. 1988 a Berzo Inferiore\, Brescia) vive e lavora tra la Val Camonica e Milano. \nNel 2013 ha conseguito la Laurea Specialistica arti visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera\, Milano. Tra le sue mostre più recenti Iperuranio\, Galleria Daniele Agostini\, Lugano\, CH (2018); Dopo la tempesta\, casa degli artisti\, Bienno\, IT (2017); Segni contemporanei\, Castello Odolfredi\, Iseo\, IT (2016); Cyclope\, identités mediterranéennes\, Paris\, FR (2015); Ecoismi\, l’uomo e le vie della natura\, Isola Borromeo\, Cassano d’Adda\, IT (2015).
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SUMMARY:Matej Frank
DESCRIPTION:Matej Frank è un artista visuale polacco\, classe 1989\, lavora a Wrocław in Polonia e vive a Opava\, in Repubblica Ceca. \nIl  progetto di residenza si è svolto  in collaborazione con Associazione Barriera nel cui spazio ha potuto realizzare la performance “Entropia”. \nLa performance\, che nasce come tributo alla Galleria d’arte “Galeria Entropia” di Wrocław\, e’ stata trasmessa in streaming dalla sala di Associazione Barriera alla galleria polacca; l’artista ha dedicato la sua opera al trentesimo anno di attività della galleria\, ogni suo aspetto è studiato in modo che sia una performance chiaramente leggibile e descrittiva del fenomeno dell’entropia. \nIl metodo di lavoro di Matej Frank è molto semplice e allo stesso tempo impegnativo e complesso: le sue opere\, che siano azioni\, sculture\, pitture\, partano tutte dall’idea di fondo di raccontare un determinato fenomeno\, una determinata esperienza. L’artista trova nel mondo e nei suoi mutamenti la fonte primaria del suo lavoro: si occupa dello spazio in relazione al tempo\, al movimento\, al corpo e al suono. \nPer la performance “Entropia” Matej ha tratto ispirazione anzitutto dal libro “A Brief History of Time” di Stephen Hawking\, che lo ha portato ad interessarsi ad una trasposizione visuale del fenomeno dell’entropia\, la misura del grado di equilibrio raggiunto da un sistema in un dato momento.  \nNella realizzazione dell’opera ad Associazione Barriera\, l’artista ha scelto di dipingere sul muro 1.500 punti bianchi e neri (numero non casuale\, ma che rappresenta la cifra di ogni evento da 30 anni a questa parte della Galeria Entropia)\, cancellandoli e sostituendoli di volta in volta\, fino ad arrivare all’equilibrio perfetto tra i due colori. \nL’atto performativo ha iniziato ad interessare Matej dopo la scultura\, il suo media preferito: il movimento nello spazio è un ottimo mezzo per un artista visuale che vuole esplorare nuovi tipi di comunicazione in correlazione con le strutture\, che possono essere aperte all’improvvisazione o precedentemente preparate\, come in questo caso\, anche con l’aiuto di disegni che illustrano quello che avverrà\, il risultato che si vuole raggiungere.  \nQuello che interessa a Matej è il linguaggio visuale\, prendere un dato fenomeno e trasporlo\, tradurlo per chi guarda. \nL’arte di Matej è il suo modo di guardare il mondo\, un punto di vista universale ma prettamente soggettivo\, che può essere condiviso e dà spazio a diverse interpretazioni: “La mia arte si può capire su diversi livelli\, non nascondo il significato del mio lavoro”.
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SUMMARY:Silvia Argiolas
DESCRIPTION:Silvia Argiolas durante la residenza ci ha portati fin dentro il processo metabolico della sessualità in cui tutto si fa poltiglia\, dove i colori e gli innesti su tela diventano medesimo materiale organico\, cloaca di immagini\, profumo\, secrezioni\, sangue\, make up\, paillettes. La sua estetica è una ricerca sulle dinamiche della parafilia sessuale che ci conduce proprio nel mezzo del rapporto tra la natura dell’esibizionismo e i modelli culturali attraverso cui essa si veicola. Nel suo fare arte è connaturata questa ambiguità originaria e durante il suo periodo di residenza\, l’artista si è confrontata con gli artisti presenti: Elvis Spadoni\, Giacomo Modolo e Stefania Falsone.
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SUMMARY:Stefania Falsone
DESCRIPTION:Areacreativa42 ha ospitato Stefania Falsone\, giovane finalista dell’Art Prize CBM – IV Edizione\, in residenza d’artista dal 19 febbraio al 10 marzo 2018. \nIl progetto si è svolto intorno ai luoghi dello spettacolo nel Canavese\, ritrovi dimenticati\, in continuità con la tematica guida della IV Edizione del Premio “Forma e materia dell’attesa”. \nLa residenza si è conclusa con la mostra pop-up Giù il sipario!\, allestita il 26 maggio presso le sale di Casa Toesca\, e con la mostra-evento del 29 maggio in collaborazione con la rassegna cinematografica “Duè città al cinema” ospitata dal Cinema Margherita di Cuorgnè. \n  \n \n  \n  \n 
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SUMMARY:Giacomo Modolo
DESCRIPTION:In residenza tra febbraio e marzo 2018\, l’artista Giacomo Modolo. \nE’ la seconda volta che Giacomo Modolo collabora con Areacreativa42 per un progetto di residenza d’artista. Questa volta il progetto è stato arricchito dalla compresenza di Elvis Spadoni\, Silvia Argiolas e Stefania Falsone. Gli artisti si sono confrontati sulle tematiche della collaborazione nel sistema arte e del ruolo dell’artista. Giacomo Modolo ha iniziato a lavorare sul ciclo delle “Orme del lupo” che “rappresenta un momento personale di grande intimità e ricerca pittorica. Il lupo\, più volte presente nei miei ultimi lavori\, aleggia nello spazio come una presenza\, sola e in cerca del suo branco perduto. Nel mio immaginario esso si fa simbolo\, diventando lo stemma di un lato umano che da sempre considero nella mia ricerca artistica. Solitudine e insicurezza che si mescolano a orgoglio e ferocia\, lasciando spazio alla bellezza che nasconde meschinità. Contraddizioni che popolano la mia pittura solitamente con figure umane ciniche e drammatiche che\, sulle orme del lupo\, trovano il loro manifesto estetico e metaforico.\nIn continua contraddizione anche il linguaggio pittorico formato da pennellate in costante dialogo tra forma e astrazione\, gesto e geometrie\, così come le continue sovrapposizioni di pennellate che danno alla luce gli equilibri precari sui quali si reggono l’immagine e la composizione.” Da questo ciclo è nata un’opera finalista nell’edizione 2019 del Premio Combat per la sezione pittura. \n 
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SUMMARY:Elvis Spadoni
DESCRIPTION:Elvis Spadoni nasce a Urbino nel 1979. Vive e lavora a Santarcangelo di Romagna. \nL’artista Elvis Spadoni è stato in residenza nella sede di Areacreativa42\, Casa Toesca a Rivarolo\, dal 10 febbraio al 11 marzo 2018: durante questo periodo la popolazione del territorio è stata invitata più volte a visitare l’atelier ed a partecipare ai workshop. \nContemporaneamente è stata realizzata la mostra “Lo Spazio del sacro” nata dalla collaborazione tra Areacreativa42 e la Città di Cuorgnè. In occasione della mostra Elvis Spadoni ha realizzato un’opera nella ex chiesa ed il pubblico ha potuto seguirne lo stato di avanzamento fino al termine.\nLa mostra\, curata dall’Associazione Areacreativa42 in stretto dialogo con l’artista\, era  accompagnata da laboratori rivolti agli studenti delle scuole del territorio\, incentrati sulla pratica del disegno della figura umana\, una pratica molto importante all’interno del lavoro di Elvis Spadoni.\nLe opere in mostra erano  parte di un ciclo dedicato a soggetti biblici e mitologici\,  tese tra la profonda ricerca di realismo che caratterizza le figure ed il minimalismo dello spazio all’interno della tela\, permeata di una luce intensa che porta a forzare i limiti sensoriali tra il visivo ed il tattile. All’interno di questo percorso artistico il concetto di sacro convive e dialoga con il concetto socio antropologico di mito come atto di fondazione della società\, della cultura e dell’ordine razionale delle cose del mondo: nel mito\, così come nella narrazione biblica\, norme e precetti sociali trovano una propria origine\, ammantandosi di un valore altro. La narrazione mitica è quindi una trasposizione\, mediata dalla presenza del sacro\, di istanze sociali\, etiche e morali proprie della natura umana.\nLa pittura di Elvis Spadoni è in tal senso una pittura mitica\, e l’Uomo ne è protagonista assoluto; attraverso essa l’artista riflette sulla condizione umana\, affrontando momenti cruciali della vita.\nIl protagonista dell’opera è però lo spazio vuoto\, al quale è riservato il maggior rilievo compositivo: esso rappresenta un luogo di silenzio formale al quale siamo ammessi\, un’occasione di dialogo tra l’osservatore e l’opera.
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SUMMARY:Alessandro La Motta
DESCRIPTION:L’artista durante la sua residenza ha realizzato una mostra di sue opere al piano terreno della Villa Vallero coinvolgendo nel suo progetto le scuole del Comune di Rivarolo e limitrofe. Alessandro La Motta da anni va cercando\, attraverso i miti e la bellezza del mondo classico\, l’identità mediterranea\, In linea con il suo percorso sono state esposte circa 30 opere tra pittura e scultura di dimensioni variabili ispirate al mondo antico e all’arte classica con particolare attenzione all’archeologia del bacino del Mediterraneo.
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SUMMARY:Elias Santis
DESCRIPTION:Elias Santis è un pittore contemporaneo argentino\, in residenza a Casa Toesca dal 13 ottobre al 20 novembre 2017. \nEcco alcune riflessioni sul suo lavoro in un estratto dall’intervista con la giovane curatrice Giulia Cordò. \nG: “Parliamo della tua situazione attuale\, hai accettato di partecipare a questa residenza d’artista in un paese molto lontano e diverso rispetto a casa tua\, pensi che il circondario straniero ti abbia in uenzato?”\nE: “ […] Ciò che è successo qui\, aldilà che sia un luogo tanto lontano\, mi ha dato modo e tempo di stare molto con me stesso\, perché qui non\nc’è qualcosa che ti distrae\, mi sono potuto vedere ri esso nelle persone che mi hanno circondato e la verità è che esse non sono tanto diverse rispetto a Santiago del Chile\, mi sono sentito in un ambiente molto familiare\, sia per chi mi stava intorno\, che per il paesaggio e anche nel quotidiano.” \nG: “E Il paesaggio circostante ti ha stimolato per la pittura che hai praticato in questo mese?”\nE: “sì\, il paesaggio naturale e il paesaggio formato dalle persone\, ogni persona si veste di un determinato colore\, dipinge la propria casa di un determinato colore e anch’esse sono parte del paesaggio\, ciò mi circonda mi ha stimolato moltissimo\, tanto da aver cambiato la pennellata del mio stile; credo ci sia un prima e un dopo nella mia pittura dopo questa residenza\, in particolare per quanto riguarda il colore.”\nG: “Quindi si può dire che hai posto delle pietre per il futuro?”\nE: “E’ molto bello quello che dici perché la penso esattamente così\, pietra su pietra. […]” \n\n  \nElías Santis\, nato nel 1980 a Buenos Aires (Argentina). Studia arte all’Istituto d’Arte della National University in Argentina. Ha esposto in mostre personali come\, tra le più importanti\, “Terrícolas”\, Galería Animal (Santiago de Chile\, 2010)\, “Orbita Prima”\, Mite Gallery (Buenos Aires\, 2011)\, “Lune”\, RT & W Gallery (Berlino\, 2013). Ha anche partecipato a mostre collettive come “Circular Project”\, Palais de Glace (Buenos Aires\, 2012) “Cosmos”\, Volkerkunde Museum (Amburgo\, 2012)\, “Medial Arts Biennial”\, National Museum of Fine Arts (Santiago de Chile 2017) e “Stanze”\, Italian Institute of Culture (Santiago de Chile\, 2018). Nel suo lavoro esplora la natura astratta e invisibile degli esseri umani e degli esseri in generale\, per mezzo di dipinti\, che impiegano colori\, gure\, storie simboliche e allegorie. Ombra e luce\, terra e cielo. Tutto contiene un signi cato silenzioso. \n\n\nAlcuni schizzi realizzati dall’artista durante al sua residenza.
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SUMMARY:Armando De La Garza
DESCRIPTION:L’artista messicano Armando De La Garza è in residenza a Casa Toesca dal 27 giugno al 2 luglio 2017. \nIn occasione della residenza\, oltre all’atelier aperto\, ed alla mostra finale delle opere\, Biotà (24 giugno – 2 luglio 2017) nelle sale del piano terreno di Casa Toesca\, è stato interessante l’appuntamento tra arte e filosofia con il filosofo torinese Guido Brivio. \nIl progetto “Biotà” racchiude ed unisce due tematiche: il vasto immaginario naturalistico di Italia e Messico ed un discorso etico ed ecologico sui materiali di scarto che possono essere trasformati da immondizia ad opere d’arte. La collezione Biotà riunisce 19 bottiglie di materiali diversi: vetro\, plastica\, latta e metallo e dimostra la capacità dell’artista di reinventare qualsiasi materiale\, s dando i limiti imposti dalle particolari forme delle bottiglie. Armando si impegna a dipingere nei minimi dettagli paesaggi classici su prodotti di uso comune\, appropriandosi delle opere di grandi rappresentanti della storia dell’arte e reinterpretandole in maniera meno convenzionale e personale. Tra le bottiglie utilizzate come supporti di pittura spiccano recipienti di note marche nazionali messicane ed italiane\, quali Tequila\, Mezcal\, Crodino insieme ad importanti liquori italiani. Bottiglie famose\, talvolta anche molto costose che niscono però nei bidoni\, o tal volta anche abbandonate sul ciglio della strada\, una volta consumata la bevanda che contengono. “Vogliamo davvero che l’immondizia soppianti la Natura?” Questa è la domanda che Armando De La Garza si pone\, e con le sue opere dà una chiara risposta ecologica ed originale. \n  \nG: “Che cosa ti aspettavi da Areacreativa42 e da questa Residenza d’Artista?”\nA: “Che cosa mi aspettavo? Devo dire che ha superato le mie aspettative; lo spazio\, ciò che mi stava intorno\, cioè la città e la casa stessa\, emanano l’essenza classica dell’arte italiana\, pur essendo immerse nel contemporaneo. […] Si parlava dell’essere fortunati\, io credo di essere stato davvero fortunato ad aver avuto la possibilità di fare la Residenza in questo speci co luogo\, perché… bè\, l’Italia è l’Italia però anche qui si potrebbe capitare in uno spazio molto contemporaneo\, minimalista.. freddo: che magari avrebbe funzionato lo stesso per lavorare\, ma non mi avrebbe invaso dell’essenza che invece ha questa casa.” \nEstratto dall’intervista di Giulia Cordò ad Armando De La Garza\, 24 Giugno 2017
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SUMMARY:Paul Harvey
DESCRIPTION:Harvey tende a documentare ciò che lo circonda e le cose che gli accadono. C’è un forte elemento autobiografico nel lavoro\, ma con un’universalità che\, dice\, valorizza ciò che fa. A volte chiama i suoi quadri “poesie dipinte” a causa del loro fascino\, e sente una connessione psicologica con il lavoro di Karel Teige\, l’avanguardista ceco. Harvey parla dei collage di Teige come combinazioni squisite di figura femminile\, paesaggio e architettura. Lo stesso Teige ha affermato che “tutta l’arte non è altro che trasposizione dell’erotismo” e “non vi è alcun tema se non l’onnipotenza dell’amore” e Harvey lo capisce. Secondo Harvey\, i collage di Teige hanno un elemento surreale forte e autentico\, ma danno una sensazione di realtà\, come la natura\, in effetti. Lui vede tutte queste cose come importanti aspetti del proprio lavoro\, in particolare nel modo in cui elementi apparentemente non correlati si uniscono ma per dare un senso e avere un significato. Potrebbe essere visto come un realismo magico. I paesaggi montani sono apparsi nel suo lavoro per molti anni\, principalmente a causa di un viaggio fatto in Svizzera come quando era ancora scolaro nel 1973. Di conseguenza\, quando nell’estate del 2017 lavorava come artista in residenza presso Areacreativa42\, con le Alpi all’orizzonte\, affermava che era come lavorare in uno dei suoi quadri. È il tipo di ambiente che è felice di esplorare e romanticizzare\, ma non a scapito della verità. Durante il periodo di residenza l’artista ha avviato e realizzato un ciclo di opere sul tema dell’Italia. A partire dai suoi ricordi di una vacanza a Savona da bambino nel 1967 e della sua visita a Torino ad ottobre 2016. In questo caso l’artista si è rapportato alla tradizione italiana in quanto mito popolare (come con il quadro che raffigura l’attrice degli anni ‘50 Marisa Allasio)\, sovrapposta allo sguardo del bambino in un paese straniero trasposto in 1967. Ha realizzato un ciclo di dipinti\, acrilico su tela\, che sono stati esposti al termine della residenza. Nel contempo ha approfondito la storia dell’azienda Olivetti al ne di proporre una mostra in occasione della candidatura (poi concretizzatasi in riconoscimento) di Ivrea a patrimonio dell’Unesco. \n\nLa residenza si è conclusa con la mostra An englishman abroad (19 giugno – 20 agosto 2017).
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SUMMARY:Enrico Minguzzi
DESCRIPTION:L’artista romagnolo Enrico Minguzzi  è in residenza a Casa Toesca dal 2 al 27 maggio 2017.\nDurante la sua residenza ha lavorato ad un progetto installativo da ubicare nel Comune di Valperga sul percorso per il Sacro Monte di Belmonte. In questo progetto l’intento è stato di portare gli elementi geometrici all’interno della realtà  del luogo. \n  \nEnrico Minguzzi utilizza prevalentemente la tecnica pittorica ma durante la sua residenza ha voluto affrontare un discorso che desiderava sviluppare da tempo intorno all’installazione site speci c: portare gli elementi geometrici all’interno della realtà del luogo. \nDopo una serie di sopralluoghi è stata individuata l’area (un tratto di area verde che si colloca sul lato sinistro della strada verso il sacro Monte di Belmonte) e sono stati presi gli accordi con l’Amministrazione di Valperga che ha collaborato al progetto. L’area destinata era in forte stato di abbandono ed è stata ripulita e ripristinata. In questo modo sono state valorizzati gli interventi biotecnici consistenti in alcune piante collocate dall’Ente parco anni addietro al ne di attivare il turismo naturalistico e culturale che l’amministrazione intende promuovere nel proprio territorio. E’ seguita una fase di comprensione degli aspetti tecnici: scelta dei materiali\, realizzazione tecnica\, trasporto e montaggio\, autorizzazioni degli Enti preposti. \nIl progetto installativo nasce come sviluppo del lavoro pittorico dell’artista che da circa sei anni svolge una ricerca totalmente dedicata alla natura concentrata sul con ne tra gurazione e astrazione. Ecco quindi che è nata la necessità di inserire elementi estranei al soggetto privandolo del proprio equilibrio intrinseco e cercando di trovarne uno nuovo e differente. Le geometrie che l’artista inserisce nella pittura prima e nella installazione ora sono costituite da linee poliedriche irregolari giocate tra pieni e vuoti. Il risultato è una immagine oppure un luogo che presenta contaminazioni al proprio interno e suggerisce interrogativi riguardo a queste “presenze”\, ma capace di avere una propria stabilità ritrovata. L’obiettivo non è dare una risposta riguardo “cosa sia” o cosa venga rappresentato\, piuttosto semplicemente di palesare qualcosa che nella realtà c’è ma non è visibile. Il risultato è una struttura di acciaio che forma linee geometriche irregolari che si integrano con il luogo e la vegetazione circostante. La struttura è verniciata di color magenta chiaro al ne di accentuare la propria natura estranea. L’installazione si compone di 4 blocchi a se stanti\, ovvero sganciati dagli altri ed ancorato al terreno indipendentemente. \nDurante la residenza sono stati organizzati workshop per adulti e bambini. \nINVISIBILE\, installazione site-specific permanente di Enrico Minguzzi\, realizzata grazie al contributo di Areacreativa42 e del Comune di Valperga (con il patrocinio della Regione Piemonte) è stata inaugurata l’8 aprile 2018. \n 
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LOCATION:Torino
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SUMMARY:Zuzana Pernicova
DESCRIPTION:Zuzana Pernicova è stata in residenza non continuativa in due periodi a Casa Toesca (settembre – novembre 2016 / gennaio – marzo 2017). \nMomento centrale della sua residenza è stata la performance “Le case di carta” (12 febbraio 2017)\, progettata durante la residenza in collaborazione con la giovane curatrice Martina Furno. \nLINK AL CATALOGO \n  \nSono venuta a conoscenza del lavoro di Zuzana Pernikova a seguito della sua iscrizione alla terza edizione del Premio Carlo Bonatto Minella – Art Prize CBM. Il suo lavoro è piaciuto alla giuria ed è stato selezionato tra i finalisti. In quel periodo l’artista era impegnata ad approfondire i temi della solitudine e dell’incomunicabilità. Ho subito pensato che l’esperienza della residenza d’artista a Casa Toesca avrebbe potuto essere di sostegno nel percorso artistico di Zuzana ed abbiamo con- cordato un programma che tenesse conto degli impegni lavorativi dell’artista organizzando una “residenza d’artista dei week end lunghi”. Zuzana ha preparato un progetto installativo e di performances e insieme a Martina Furno hanno messo a punto “Le case di carta” coinvolgendo alcuni soci di Areacreativa42 ed altri artisti. Durante la sua permanenza abbiamo organizzato incontri con i bambini ed i ragazzi delle scuole\, con gli adulti e workshop di disegno. L’attività\, in parte documentata in questo quaderno\, ha avuto il consenso che ci aspettavamo: sono convinta che sarà di grande aiuto all’artista e rimarrà una esperienza molto significativa per coloro che hanno potuto viverla insieme a noi. Come in ogni residenza d’artista a Casa Toesca\, l’artista arriva con il proprio bagaglio di conoscenze ed esperienze\, s’immerge nell’atmosfera antica\, esplora il territorio e si confronta con giovani curatori\, studenti e con noi di Areacreativa42. E il viaggio nel mondo dell’ arte continua. \nKarin Reisovà \n  \n\n\n\n«La solitudine non è mai con voi; è sempre senza di voi\, e soltanto possibile con un estraneo attor- no: luogo o persona che sia\, che del tutto vi ignorino\, che del tutto voi ignoriate\, così che la vostra volontà e il vostro sentimento restino sospesi e smarriti in un’incertezza angosciosa e\, cessando ogni affermazione di voi\, cessi l’intimità stessa della vostra coscienza. La vera solitudine è in un luogo che vive per sé e che per voi non ha traccia né voce\, e dove dunque l’estraneo siete voi». \nZuzana Pernicova è un’artista dal carattere pacato e curioso. Da anni\, raccoglie nei suoi diari storie di solitudini\, assenze\, incomprensioni. Lo fa osservando la realtà con occhi attenti e discreti\, senza presunzione o giudizio: tra queste pagine si sono stratificati veri e propri racconti\, sotto forma di schizzi\, abbozzi e collage\, dove il mezzo grafico\, schietto ed incontaminato per definizione\, si è rivelato in tutta la sua forza espressiva\, capace di raccogliere – con tacita violenza – frammenti di vita. L’umanità che popola questi racconti è\, per l’appunto\, introversa\, paurosa\, solitaria\, troppo spesso incapace di comunicare con l’esterno. In fisica quantistica esiste una spiegazione scientifica a questo disagio: due enti non possono coesistere contemporaneamente nello stesso spazio\, nello stesso tempo e nello stesso livello energetico. Se così fosse\, anche nella performance “Le case di carta”\, ogni persona sarebbe dovuta esistere in uno spazio diverso\, in un tempo diverso e in un livello empatico diverso dagli altri. Ma ciò che la scienza non sa piegare\, e che Zuzana ha scelto come oggetto d’indagine\, è il dato improvviso e fortuito. \n\n\n\n\n\n\nI partecipanti\, di età differente\, sono stati invitati a entrare dentro a dei cilindri di carta di diverse dimensioni\, che nell’insieme volevano ricreare l’idea di un ambiente boschivo: ad ogni persona veniva così affidata una “casa-albero”\, ciascuna esistente per sé\, ma parte di un insieme unitario. Una sola la regola da rispettare: il silenzio. Forbici e carboncino alla mano\, ciascuno ha iniziato a seguire i propri istinti e percezioni disegnando e ritagliando a piacimento la propria abitazione. Inizialmente\, ciascuno ha cercato agio nel proprio spazio: sono nate tende beduine\, castelli\, sottomarini\, stanze ricoperte di astronavi\, mostri marini e giochi d’infanzia. Il dato sonoro\, emesso dallo sfregamento del carboncino sulla superficie cartacea e dallo sferragliamento delle forbici\, ha acquisito intensità in crescendo\, fino al punto di “rottura”: l’imprevisto. È così che gli intraprendenti hanno cercato un’apertura: una finestra per respirare\, uno strappo per fare entrare la luce\, un oblò per consegnare messaggi. Qualcuno ha lanciato\, con prudenza\, delle palline di carta in attesa di una reazione. Un altro\, con mossa azzardata e indiscreta\, è evaso dal proprio cilindro squarciandolo con uno gesto liberatorio\, per poi insinuarsi in quello altrui\, senza temere di essere respinto. Come in ogni società\, l’elemento disturbatore ha ricevuto solo parziale accoglienza\, ma ha avuto il tempo e l’ardire di mettere in moto un meccanismo di “rivolta”\, di generare il caos. E proprio nel disordine qualcosa ha preso forma: le relazioni\, intessutesi silenziosamente come radici sotterranee\, hanno creato una mappa visibile\, un tracciato tortuoso ed ingarbugliato\, di cui non restano che lacerti di carta ed una sensazione nell’aria che profuma di buono. \nMartina Furno
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SUMMARY:Giacomo Montanelli
DESCRIPTION:Giacomo Montanelli (1996 Firenze) è un giovanissimo artista toscano conosciuto grazie alla sua selezione come finalista Under30 della III edizione di Art Prize CBM Turin Prague London – Premio Carlo Bonatto Minella. La sua opera\, una piccolissima pittura su carta\, è stata esposta\, con una piccola selezione dei vincitori e di altri finalisti del Premio\, alla Christine Park Gallery di Londra\, indice del forte interesse che il ragazzo aveva suscitato nella giuria internazionale del Premio. \nIl progetto della residenza è stato preparato in primavera e\, data la giovane età di Giacomo\, si è dovuto attendere che finisse la maturità a luglio per la prima fase di lavoro. L‘esperienza di residenza in questo caso è partita dall’ambiente esterno\, dal territorio di Rivarolo Canavese ed in particolare dai luoghi “negati”\, “Inaccessibili”\, “assenti” perché abbandonati: gli edifici industriali dei due grandi opifici di Rivarolo (Salp e Vallesusa) e la sponda del fiume Orco.\nL’artista ha interpretato questi luoghi secondo la propria sensibilità di giovane esterno e li ha riversati in una esperienza di pittura\, pittura su fotografia e installazione. Il luogo della residenza è diventato il contenitore per raccontare l’esterno e in un secondo tempo per raccontare sé stesso. \nConclusa la prima parte della residenza\, l’artista è stato nuovamente ospitato a Casa Toesca nel mese di ottobre per preparare una mostra personale che documenti i suoi primi passi di giovane artista\, nel mondo dell’arte. \n“Adesso”\, prima mostra personale di Giacomo Montanelli\, è stata inaugurata sabato 8 ottobre 2016 Areacreativa42. \nLINK AL CATALOGO
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SUMMARY:Clementine Carsberg
DESCRIPTION:L’artista marsigliese Clementine Carsberg è stata in residenza tra novembre 2014 e marzo 2015. La sua residenza è stata segnata dall’incontro e dal rapporto dialettico con la fotografa Carmen Cardillo: due linguaggi\, contesti culturali e generazioni in dialogo. \nLINK AL CATALOGO \n  \nLa mostra fotografica di Carmen Cardillo a Catania\, conclude il progetto Secret de famille\, residenza d’artista a Casa Toesca di Clémentine Carsberg. L’artista marsigliese ha meditato sulle tematiche del trascorrere del tempo e della memoria\, alla ricerca delle tracce di coloro che hanno abitato l’antica dimo- ra\, e che attualmente la abitano\, sfruttando lo spazio della limonaia. A novembre 2014\, nel periodo in cui Torino\, annualmente dedi- ca massima visibilità all’arte contemporanea con Artissima\, Areacreativa42 aveva aperto le sale di Casa Toesca per un doppio appun- tamento tutto al femminile. Clémentine aveva inaugurato l’installazione nello spazio della limonaia\, mentre Carmen al primo piano una sua mostra personale di fotografia\, in attesa di mettere a fuoco nei mesi successivi il lavoro Secret de famille esposto a maggio 2015 nella mostra al Centro Culturale Polivalente del Palazzo della Cultura di Catania. Acuta osservatrice e amante di quelle che lei stessa definisce le «tracce archeologiche»\, Clémentine ha tratto ispirazione da una stan- za del secondo piano di Casa Toesca\, la “soffitta”\, per la realizzazione di un’installazione in papier peint. La carta da parati\, tratto distintivo della sua produzione\, è il materiale che meglio si sposa con la meditazione condotta sui segni del tempo che ripercorrono la casa\, operazione che si riassume nel titolo della residenza. Tracce discrete\, appena suggerite che si caricano di significati universa- li\, senza raccontare una storia troppo precisa. Clémentine ci propone una nuova lettura dello spazio: il papier peint\, materiale umile e quotidiano ha la potenzialità di nascondere il visibile e di confondere chi osserva. La presenza discreta e silenziosa di Carmen\, le sue osservazioni e la sua sensibilità sono state di fondamentale importanza e di con- tributo allo sviluppo del progetto. Le sue fotografie hanno lo scopo di restituire quel senso di scoperta iniziale\, di rivelazione nato nel- l’incontro con la soffitta. Con emozione penso a questo progetto\, al processo artistico che ci ha coinvolte\, coordinato da Martina Furno giovane storica dell’ar- te. La Residenza d’artista in questo caso è stata una completa immersione nel lavoro\, senza distrazioni e\, quando è arrivata Carmen\, anche per lei una condivisione totale del tempo del progetto. La mostra fotografica e il catalogo raccontano il clima sospeso\, la sco- perta affascinante di un luogo antico\, la tensione del momento creativo e lo stupore della decontestualizzazione; il progetto non ha confine ed è questo il vero significato di questa profonda e affascinante esperienza. \nKarin Reisovà \n  \nStavo leggendo un giallo\, come durante il mio primo soggiorno a Casa Toesca\, quando ho fatto un parallelo e\nho sorriso: cercare una “buona” idea d’opera d’arte\, pensata per un luogo specifico\, si avvicina alla risoluzione di un enigma.\nL’enigma dell’opera adatta a questo posto – come se dovessi scoprire qualcosa di esistente per questo posto in particolare. Una\ncaccia al tesoro nel raccogliere fotografie\, racconti e aneddoti del luogo\, preferenze\, ostacoli\, divertimenti…\nLa Limonaia non è uno spazio facile: esposta direttamente sul giardino\, dalle piastrelle cupe che rivestono anche le panchine \nin muratura e dall’illuminazione calda proveniente dalle luci sul soffitto. Ma ogni luogo è un luogo a suo modo e mi piace accet-\ntare la sfida di realizzare qualcosa di pensato precisamente per uno spazio e per le sue peculiarità. Quello che mi sorprende ogni \nvolta è una sensazione contraddittoria. Quando mi sono offerti\, come in questa occasione\, uno spazio\, un tempo e la fiducia –\nuna grande libertà d’azione per realizzare ciò che desidero – da una parte un vento rassicurante di motivazione mi trasporta e\nmi sospinge; dall’altra una paralisi si presenta di fronte a queste infinite possibilità di opere realizzabili\, che dovrei incanalare\nnella mia incubatrice per svelare ciò che mi sembra appropriato all’evento\, al momento\, allo spazio. Appropriato in sé e per sé.\nTrovare una posizione confortevole\, in equilibrio tra questo vuoto e questo pieno… \nClementine Carsberg
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