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SUMMARY:Giacomo Modolo
DESCRIPTION:In residenza tra febbraio e marzo 2018\, l’artista Giacomo Modolo. \nE’ la seconda volta che Giacomo Modolo collabora con Areacreativa42 per un progetto di residenza d’artista. Questa volta il progetto è stato arricchito dalla compresenza di Elvis Spadoni\, Silvia Argiolas e Stefania Falsone. Gli artisti si sono confrontati sulle tematiche della collaborazione nel sistema arte e del ruolo dell’artista. Giacomo Modolo ha iniziato a lavorare sul ciclo delle “Orme del lupo” che “rappresenta un momento personale di grande intimità e ricerca pittorica. Il lupo\, più volte presente nei miei ultimi lavori\, aleggia nello spazio come una presenza\, sola e in cerca del suo branco perduto. Nel mio immaginario esso si fa simbolo\, diventando lo stemma di un lato umano che da sempre considero nella mia ricerca artistica. Solitudine e insicurezza che si mescolano a orgoglio e ferocia\, lasciando spazio alla bellezza che nasconde meschinità. Contraddizioni che popolano la mia pittura solitamente con figure umane ciniche e drammatiche che\, sulle orme del lupo\, trovano il loro manifesto estetico e metaforico.\nIn continua contraddizione anche il linguaggio pittorico formato da pennellate in costante dialogo tra forma e astrazione\, gesto e geometrie\, così come le continue sovrapposizioni di pennellate che danno alla luce gli equilibri precari sui quali si reggono l’immagine e la composizione.” Da questo ciclo è nata un’opera finalista nell’edizione 2019 del Premio Combat per la sezione pittura. \n 
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SUMMARY:Elvis Spadoni
DESCRIPTION:Elvis Spadoni nasce a Urbino nel 1979. Vive e lavora a Santarcangelo di Romagna. \nL’artista Elvis Spadoni è stato in residenza nella sede di Areacreativa42\, Casa Toesca a Rivarolo\, dal 10 febbraio al 11 marzo 2018: durante questo periodo la popolazione del territorio è stata invitata più volte a visitare l’atelier ed a partecipare ai workshop. \nContemporaneamente è stata realizzata la mostra “Lo Spazio del sacro” nata dalla collaborazione tra Areacreativa42 e la Città di Cuorgnè. In occasione della mostra Elvis Spadoni ha realizzato un’opera nella ex chiesa ed il pubblico ha potuto seguirne lo stato di avanzamento fino al termine.\nLa mostra\, curata dall’Associazione Areacreativa42 in stretto dialogo con l’artista\, era  accompagnata da laboratori rivolti agli studenti delle scuole del territorio\, incentrati sulla pratica del disegno della figura umana\, una pratica molto importante all’interno del lavoro di Elvis Spadoni.\nLe opere in mostra erano  parte di un ciclo dedicato a soggetti biblici e mitologici\,  tese tra la profonda ricerca di realismo che caratterizza le figure ed il minimalismo dello spazio all’interno della tela\, permeata di una luce intensa che porta a forzare i limiti sensoriali tra il visivo ed il tattile. All’interno di questo percorso artistico il concetto di sacro convive e dialoga con il concetto socio antropologico di mito come atto di fondazione della società\, della cultura e dell’ordine razionale delle cose del mondo: nel mito\, così come nella narrazione biblica\, norme e precetti sociali trovano una propria origine\, ammantandosi di un valore altro. La narrazione mitica è quindi una trasposizione\, mediata dalla presenza del sacro\, di istanze sociali\, etiche e morali proprie della natura umana.\nLa pittura di Elvis Spadoni è in tal senso una pittura mitica\, e l’Uomo ne è protagonista assoluto; attraverso essa l’artista riflette sulla condizione umana\, affrontando momenti cruciali della vita.\nIl protagonista dell’opera è però lo spazio vuoto\, al quale è riservato il maggior rilievo compositivo: esso rappresenta un luogo di silenzio formale al quale siamo ammessi\, un’occasione di dialogo tra l’osservatore e l’opera.
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SUMMARY:Alessandro La Motta
DESCRIPTION:L’artista durante la sua residenza ha realizzato una mostra di sue opere al piano terreno della Villa Vallero coinvolgendo nel suo progetto le scuole del Comune di Rivarolo e limitrofe. Alessandro La Motta da anni va cercando\, attraverso i miti e la bellezza del mondo classico\, l’identità mediterranea\, In linea con il suo percorso sono state esposte circa 30 opere tra pittura e scultura di dimensioni variabili ispirate al mondo antico e all’arte classica con particolare attenzione all’archeologia del bacino del Mediterraneo.
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SUMMARY:Elias Santis
DESCRIPTION:Elias Santis è un pittore contemporaneo argentino\, in residenza a Casa Toesca dal 13 ottobre al 20 novembre 2017. \nEcco alcune riflessioni sul suo lavoro in un estratto dall’intervista con la giovane curatrice Giulia Cordò. \nG: “Parliamo della tua situazione attuale\, hai accettato di partecipare a questa residenza d’artista in un paese molto lontano e diverso rispetto a casa tua\, pensi che il circondario straniero ti abbia in uenzato?”\nE: “ […] Ciò che è successo qui\, aldilà che sia un luogo tanto lontano\, mi ha dato modo e tempo di stare molto con me stesso\, perché qui non\nc’è qualcosa che ti distrae\, mi sono potuto vedere ri esso nelle persone che mi hanno circondato e la verità è che esse non sono tanto diverse rispetto a Santiago del Chile\, mi sono sentito in un ambiente molto familiare\, sia per chi mi stava intorno\, che per il paesaggio e anche nel quotidiano.” \nG: “E Il paesaggio circostante ti ha stimolato per la pittura che hai praticato in questo mese?”\nE: “sì\, il paesaggio naturale e il paesaggio formato dalle persone\, ogni persona si veste di un determinato colore\, dipinge la propria casa di un determinato colore e anch’esse sono parte del paesaggio\, ciò mi circonda mi ha stimolato moltissimo\, tanto da aver cambiato la pennellata del mio stile; credo ci sia un prima e un dopo nella mia pittura dopo questa residenza\, in particolare per quanto riguarda il colore.”\nG: “Quindi si può dire che hai posto delle pietre per il futuro?”\nE: “E’ molto bello quello che dici perché la penso esattamente così\, pietra su pietra. […]” \n\n  \nElías Santis\, nato nel 1980 a Buenos Aires (Argentina). Studia arte all’Istituto d’Arte della National University in Argentina. Ha esposto in mostre personali come\, tra le più importanti\, “Terrícolas”\, Galería Animal (Santiago de Chile\, 2010)\, “Orbita Prima”\, Mite Gallery (Buenos Aires\, 2011)\, “Lune”\, RT & W Gallery (Berlino\, 2013). Ha anche partecipato a mostre collettive come “Circular Project”\, Palais de Glace (Buenos Aires\, 2012) “Cosmos”\, Volkerkunde Museum (Amburgo\, 2012)\, “Medial Arts Biennial”\, National Museum of Fine Arts (Santiago de Chile 2017) e “Stanze”\, Italian Institute of Culture (Santiago de Chile\, 2018). Nel suo lavoro esplora la natura astratta e invisibile degli esseri umani e degli esseri in generale\, per mezzo di dipinti\, che impiegano colori\, gure\, storie simboliche e allegorie. Ombra e luce\, terra e cielo. Tutto contiene un signi cato silenzioso. \n\n\nAlcuni schizzi realizzati dall’artista durante al sua residenza.
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SUMMARY:Armando De La Garza
DESCRIPTION:L’artista messicano Armando De La Garza è in residenza a Casa Toesca dal 27 giugno al 2 luglio 2017. \nIn occasione della residenza\, oltre all’atelier aperto\, ed alla mostra finale delle opere\, Biotà (24 giugno – 2 luglio 2017) nelle sale del piano terreno di Casa Toesca\, è stato interessante l’appuntamento tra arte e filosofia con il filosofo torinese Guido Brivio. \nIl progetto “Biotà” racchiude ed unisce due tematiche: il vasto immaginario naturalistico di Italia e Messico ed un discorso etico ed ecologico sui materiali di scarto che possono essere trasformati da immondizia ad opere d’arte. La collezione Biotà riunisce 19 bottiglie di materiali diversi: vetro\, plastica\, latta e metallo e dimostra la capacità dell’artista di reinventare qualsiasi materiale\, s dando i limiti imposti dalle particolari forme delle bottiglie. Armando si impegna a dipingere nei minimi dettagli paesaggi classici su prodotti di uso comune\, appropriandosi delle opere di grandi rappresentanti della storia dell’arte e reinterpretandole in maniera meno convenzionale e personale. Tra le bottiglie utilizzate come supporti di pittura spiccano recipienti di note marche nazionali messicane ed italiane\, quali Tequila\, Mezcal\, Crodino insieme ad importanti liquori italiani. Bottiglie famose\, talvolta anche molto costose che niscono però nei bidoni\, o tal volta anche abbandonate sul ciglio della strada\, una volta consumata la bevanda che contengono. “Vogliamo davvero che l’immondizia soppianti la Natura?” Questa è la domanda che Armando De La Garza si pone\, e con le sue opere dà una chiara risposta ecologica ed originale. \n  \nG: “Che cosa ti aspettavi da Areacreativa42 e da questa Residenza d’Artista?”\nA: “Che cosa mi aspettavo? Devo dire che ha superato le mie aspettative; lo spazio\, ciò che mi stava intorno\, cioè la città e la casa stessa\, emanano l’essenza classica dell’arte italiana\, pur essendo immerse nel contemporaneo. […] Si parlava dell’essere fortunati\, io credo di essere stato davvero fortunato ad aver avuto la possibilità di fare la Residenza in questo speci co luogo\, perché… bè\, l’Italia è l’Italia però anche qui si potrebbe capitare in uno spazio molto contemporaneo\, minimalista.. freddo: che magari avrebbe funzionato lo stesso per lavorare\, ma non mi avrebbe invaso dell’essenza che invece ha questa casa.” \nEstratto dall’intervista di Giulia Cordò ad Armando De La Garza\, 24 Giugno 2017
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SUMMARY:Paul Harvey
DESCRIPTION:Harvey tende a documentare ciò che lo circonda e le cose che gli accadono. C’è un forte elemento autobiografico nel lavoro\, ma con un’universalità che\, dice\, valorizza ciò che fa. A volte chiama i suoi quadri “poesie dipinte” a causa del loro fascino\, e sente una connessione psicologica con il lavoro di Karel Teige\, l’avanguardista ceco. Harvey parla dei collage di Teige come combinazioni squisite di figura femminile\, paesaggio e architettura. Lo stesso Teige ha affermato che “tutta l’arte non è altro che trasposizione dell’erotismo” e “non vi è alcun tema se non l’onnipotenza dell’amore” e Harvey lo capisce. Secondo Harvey\, i collage di Teige hanno un elemento surreale forte e autentico\, ma danno una sensazione di realtà\, come la natura\, in effetti. Lui vede tutte queste cose come importanti aspetti del proprio lavoro\, in particolare nel modo in cui elementi apparentemente non correlati si uniscono ma per dare un senso e avere un significato. Potrebbe essere visto come un realismo magico. I paesaggi montani sono apparsi nel suo lavoro per molti anni\, principalmente a causa di un viaggio fatto in Svizzera come quando era ancora scolaro nel 1973. Di conseguenza\, quando nell’estate del 2017 lavorava come artista in residenza presso Areacreativa42\, con le Alpi all’orizzonte\, affermava che era come lavorare in uno dei suoi quadri. È il tipo di ambiente che è felice di esplorare e romanticizzare\, ma non a scapito della verità. Durante il periodo di residenza l’artista ha avviato e realizzato un ciclo di opere sul tema dell’Italia. A partire dai suoi ricordi di una vacanza a Savona da bambino nel 1967 e della sua visita a Torino ad ottobre 2016. In questo caso l’artista si è rapportato alla tradizione italiana in quanto mito popolare (come con il quadro che raffigura l’attrice degli anni ‘50 Marisa Allasio)\, sovrapposta allo sguardo del bambino in un paese straniero trasposto in 1967. Ha realizzato un ciclo di dipinti\, acrilico su tela\, che sono stati esposti al termine della residenza. Nel contempo ha approfondito la storia dell’azienda Olivetti al ne di proporre una mostra in occasione della candidatura (poi concretizzatasi in riconoscimento) di Ivrea a patrimonio dell’Unesco. \n\nLa residenza si è conclusa con la mostra An englishman abroad (19 giugno – 20 agosto 2017).
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SUMMARY:Enrico Minguzzi
DESCRIPTION:L’artista romagnolo Enrico Minguzzi  è in residenza a Casa Toesca dal 2 al 27 maggio 2017.\nDurante la sua residenza ha lavorato ad un progetto installativo da ubicare nel Comune di Valperga sul percorso per il Sacro Monte di Belmonte. In questo progetto l’intento è stato di portare gli elementi geometrici all’interno della realtà  del luogo. \n  \nEnrico Minguzzi utilizza prevalentemente la tecnica pittorica ma durante la sua residenza ha voluto affrontare un discorso che desiderava sviluppare da tempo intorno all’installazione site speci c: portare gli elementi geometrici all’interno della realtà del luogo. \nDopo una serie di sopralluoghi è stata individuata l’area (un tratto di area verde che si colloca sul lato sinistro della strada verso il sacro Monte di Belmonte) e sono stati presi gli accordi con l’Amministrazione di Valperga che ha collaborato al progetto. L’area destinata era in forte stato di abbandono ed è stata ripulita e ripristinata. In questo modo sono state valorizzati gli interventi biotecnici consistenti in alcune piante collocate dall’Ente parco anni addietro al ne di attivare il turismo naturalistico e culturale che l’amministrazione intende promuovere nel proprio territorio. E’ seguita una fase di comprensione degli aspetti tecnici: scelta dei materiali\, realizzazione tecnica\, trasporto e montaggio\, autorizzazioni degli Enti preposti. \nIl progetto installativo nasce come sviluppo del lavoro pittorico dell’artista che da circa sei anni svolge una ricerca totalmente dedicata alla natura concentrata sul con ne tra gurazione e astrazione. Ecco quindi che è nata la necessità di inserire elementi estranei al soggetto privandolo del proprio equilibrio intrinseco e cercando di trovarne uno nuovo e differente. Le geometrie che l’artista inserisce nella pittura prima e nella installazione ora sono costituite da linee poliedriche irregolari giocate tra pieni e vuoti. Il risultato è una immagine oppure un luogo che presenta contaminazioni al proprio interno e suggerisce interrogativi riguardo a queste “presenze”\, ma capace di avere una propria stabilità ritrovata. L’obiettivo non è dare una risposta riguardo “cosa sia” o cosa venga rappresentato\, piuttosto semplicemente di palesare qualcosa che nella realtà c’è ma non è visibile. Il risultato è una struttura di acciaio che forma linee geometriche irregolari che si integrano con il luogo e la vegetazione circostante. La struttura è verniciata di color magenta chiaro al ne di accentuare la propria natura estranea. L’installazione si compone di 4 blocchi a se stanti\, ovvero sganciati dagli altri ed ancorato al terreno indipendentemente. \nDurante la residenza sono stati organizzati workshop per adulti e bambini. \nINVISIBILE\, installazione site-specific permanente di Enrico Minguzzi\, realizzata grazie al contributo di Areacreativa42 e del Comune di Valperga (con il patrocinio della Regione Piemonte) è stata inaugurata l’8 aprile 2018. \n 
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SUMMARY:Zuzana Pernicova
DESCRIPTION:Zuzana Pernicova è stata in residenza non continuativa in due periodi a Casa Toesca (settembre – novembre 2016 / gennaio – marzo 2017). \nMomento centrale della sua residenza è stata la performance “Le case di carta” (12 febbraio 2017)\, progettata durante la residenza in collaborazione con la giovane curatrice Martina Furno. \nLINK AL CATALOGO \n  \nSono venuta a conoscenza del lavoro di Zuzana Pernikova a seguito della sua iscrizione alla terza edizione del Premio Carlo Bonatto Minella – Art Prize CBM. Il suo lavoro è piaciuto alla giuria ed è stato selezionato tra i finalisti. In quel periodo l’artista era impegnata ad approfondire i temi della solitudine e dell’incomunicabilità. Ho subito pensato che l’esperienza della residenza d’artista a Casa Toesca avrebbe potuto essere di sostegno nel percorso artistico di Zuzana ed abbiamo con- cordato un programma che tenesse conto degli impegni lavorativi dell’artista organizzando una “residenza d’artista dei week end lunghi”. Zuzana ha preparato un progetto installativo e di performances e insieme a Martina Furno hanno messo a punto “Le case di carta” coinvolgendo alcuni soci di Areacreativa42 ed altri artisti. Durante la sua permanenza abbiamo organizzato incontri con i bambini ed i ragazzi delle scuole\, con gli adulti e workshop di disegno. L’attività\, in parte documentata in questo quaderno\, ha avuto il consenso che ci aspettavamo: sono convinta che sarà di grande aiuto all’artista e rimarrà una esperienza molto significativa per coloro che hanno potuto viverla insieme a noi. Come in ogni residenza d’artista a Casa Toesca\, l’artista arriva con il proprio bagaglio di conoscenze ed esperienze\, s’immerge nell’atmosfera antica\, esplora il territorio e si confronta con giovani curatori\, studenti e con noi di Areacreativa42. E il viaggio nel mondo dell’ arte continua. \nKarin Reisovà \n  \n\n\n\n«La solitudine non è mai con voi; è sempre senza di voi\, e soltanto possibile con un estraneo attor- no: luogo o persona che sia\, che del tutto vi ignorino\, che del tutto voi ignoriate\, così che la vostra volontà e il vostro sentimento restino sospesi e smarriti in un’incertezza angosciosa e\, cessando ogni affermazione di voi\, cessi l’intimità stessa della vostra coscienza. La vera solitudine è in un luogo che vive per sé e che per voi non ha traccia né voce\, e dove dunque l’estraneo siete voi». \nZuzana Pernicova è un’artista dal carattere pacato e curioso. Da anni\, raccoglie nei suoi diari storie di solitudini\, assenze\, incomprensioni. Lo fa osservando la realtà con occhi attenti e discreti\, senza presunzione o giudizio: tra queste pagine si sono stratificati veri e propri racconti\, sotto forma di schizzi\, abbozzi e collage\, dove il mezzo grafico\, schietto ed incontaminato per definizione\, si è rivelato in tutta la sua forza espressiva\, capace di raccogliere – con tacita violenza – frammenti di vita. L’umanità che popola questi racconti è\, per l’appunto\, introversa\, paurosa\, solitaria\, troppo spesso incapace di comunicare con l’esterno. In fisica quantistica esiste una spiegazione scientifica a questo disagio: due enti non possono coesistere contemporaneamente nello stesso spazio\, nello stesso tempo e nello stesso livello energetico. Se così fosse\, anche nella performance “Le case di carta”\, ogni persona sarebbe dovuta esistere in uno spazio diverso\, in un tempo diverso e in un livello empatico diverso dagli altri. Ma ciò che la scienza non sa piegare\, e che Zuzana ha scelto come oggetto d’indagine\, è il dato improvviso e fortuito. \n\n\n\n\n\n\nI partecipanti\, di età differente\, sono stati invitati a entrare dentro a dei cilindri di carta di diverse dimensioni\, che nell’insieme volevano ricreare l’idea di un ambiente boschivo: ad ogni persona veniva così affidata una “casa-albero”\, ciascuna esistente per sé\, ma parte di un insieme unitario. Una sola la regola da rispettare: il silenzio. Forbici e carboncino alla mano\, ciascuno ha iniziato a seguire i propri istinti e percezioni disegnando e ritagliando a piacimento la propria abitazione. Inizialmente\, ciascuno ha cercato agio nel proprio spazio: sono nate tende beduine\, castelli\, sottomarini\, stanze ricoperte di astronavi\, mostri marini e giochi d’infanzia. Il dato sonoro\, emesso dallo sfregamento del carboncino sulla superficie cartacea e dallo sferragliamento delle forbici\, ha acquisito intensità in crescendo\, fino al punto di “rottura”: l’imprevisto. È così che gli intraprendenti hanno cercato un’apertura: una finestra per respirare\, uno strappo per fare entrare la luce\, un oblò per consegnare messaggi. Qualcuno ha lanciato\, con prudenza\, delle palline di carta in attesa di una reazione. Un altro\, con mossa azzardata e indiscreta\, è evaso dal proprio cilindro squarciandolo con uno gesto liberatorio\, per poi insinuarsi in quello altrui\, senza temere di essere respinto. Come in ogni società\, l’elemento disturbatore ha ricevuto solo parziale accoglienza\, ma ha avuto il tempo e l’ardire di mettere in moto un meccanismo di “rivolta”\, di generare il caos. E proprio nel disordine qualcosa ha preso forma: le relazioni\, intessutesi silenziosamente come radici sotterranee\, hanno creato una mappa visibile\, un tracciato tortuoso ed ingarbugliato\, di cui non restano che lacerti di carta ed una sensazione nell’aria che profuma di buono. \nMartina Furno
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SUMMARY:Giacomo Montanelli
DESCRIPTION:Giacomo Montanelli (1996 Firenze) è un giovanissimo artista toscano conosciuto grazie alla sua selezione come finalista Under30 della III edizione di Art Prize CBM Turin Prague London – Premio Carlo Bonatto Minella. La sua opera\, una piccolissima pittura su carta\, è stata esposta\, con una piccola selezione dei vincitori e di altri finalisti del Premio\, alla Christine Park Gallery di Londra\, indice del forte interesse che il ragazzo aveva suscitato nella giuria internazionale del Premio. \nIl progetto della residenza è stato preparato in primavera e\, data la giovane età di Giacomo\, si è dovuto attendere che finisse la maturità a luglio per la prima fase di lavoro. L‘esperienza di residenza in questo caso è partita dall’ambiente esterno\, dal territorio di Rivarolo Canavese ed in particolare dai luoghi “negati”\, “Inaccessibili”\, “assenti” perché abbandonati: gli edifici industriali dei due grandi opifici di Rivarolo (Salp e Vallesusa) e la sponda del fiume Orco.\nL’artista ha interpretato questi luoghi secondo la propria sensibilità di giovane esterno e li ha riversati in una esperienza di pittura\, pittura su fotografia e installazione. Il luogo della residenza è diventato il contenitore per raccontare l’esterno e in un secondo tempo per raccontare sé stesso. \nConclusa la prima parte della residenza\, l’artista è stato nuovamente ospitato a Casa Toesca nel mese di ottobre per preparare una mostra personale che documenti i suoi primi passi di giovane artista\, nel mondo dell’arte. \n“Adesso”\, prima mostra personale di Giacomo Montanelli\, è stata inaugurata sabato 8 ottobre 2016 Areacreativa42. \nLINK AL CATALOGO
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LOCATION:Torino
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SUMMARY:Clementine Carsberg
DESCRIPTION:L’artista marsigliese Clementine Carsberg è stata in residenza tra novembre 2014 e marzo 2015. La sua residenza è stata segnata dall’incontro e dal rapporto dialettico con la fotografa Carmen Cardillo: due linguaggi\, contesti culturali e generazioni in dialogo. \nLINK AL CATALOGO \n  \nLa mostra fotografica di Carmen Cardillo a Catania\, conclude il progetto Secret de famille\, residenza d’artista a Casa Toesca di Clémentine Carsberg. L’artista marsigliese ha meditato sulle tematiche del trascorrere del tempo e della memoria\, alla ricerca delle tracce di coloro che hanno abitato l’antica dimo- ra\, e che attualmente la abitano\, sfruttando lo spazio della limonaia. A novembre 2014\, nel periodo in cui Torino\, annualmente dedi- ca massima visibilità all’arte contemporanea con Artissima\, Areacreativa42 aveva aperto le sale di Casa Toesca per un doppio appun- tamento tutto al femminile. Clémentine aveva inaugurato l’installazione nello spazio della limonaia\, mentre Carmen al primo piano una sua mostra personale di fotografia\, in attesa di mettere a fuoco nei mesi successivi il lavoro Secret de famille esposto a maggio 2015 nella mostra al Centro Culturale Polivalente del Palazzo della Cultura di Catania. Acuta osservatrice e amante di quelle che lei stessa definisce le «tracce archeologiche»\, Clémentine ha tratto ispirazione da una stan- za del secondo piano di Casa Toesca\, la “soffitta”\, per la realizzazione di un’installazione in papier peint. La carta da parati\, tratto distintivo della sua produzione\, è il materiale che meglio si sposa con la meditazione condotta sui segni del tempo che ripercorrono la casa\, operazione che si riassume nel titolo della residenza. Tracce discrete\, appena suggerite che si caricano di significati universa- li\, senza raccontare una storia troppo precisa. Clémentine ci propone una nuova lettura dello spazio: il papier peint\, materiale umile e quotidiano ha la potenzialità di nascondere il visibile e di confondere chi osserva. La presenza discreta e silenziosa di Carmen\, le sue osservazioni e la sua sensibilità sono state di fondamentale importanza e di con- tributo allo sviluppo del progetto. Le sue fotografie hanno lo scopo di restituire quel senso di scoperta iniziale\, di rivelazione nato nel- l’incontro con la soffitta. Con emozione penso a questo progetto\, al processo artistico che ci ha coinvolte\, coordinato da Martina Furno giovane storica dell’ar- te. La Residenza d’artista in questo caso è stata una completa immersione nel lavoro\, senza distrazioni e\, quando è arrivata Carmen\, anche per lei una condivisione totale del tempo del progetto. La mostra fotografica e il catalogo raccontano il clima sospeso\, la sco- perta affascinante di un luogo antico\, la tensione del momento creativo e lo stupore della decontestualizzazione; il progetto non ha confine ed è questo il vero significato di questa profonda e affascinante esperienza. \nKarin Reisovà \n  \nStavo leggendo un giallo\, come durante il mio primo soggiorno a Casa Toesca\, quando ho fatto un parallelo e\nho sorriso: cercare una “buona” idea d’opera d’arte\, pensata per un luogo specifico\, si avvicina alla risoluzione di un enigma.\nL’enigma dell’opera adatta a questo posto – come se dovessi scoprire qualcosa di esistente per questo posto in particolare. Una\ncaccia al tesoro nel raccogliere fotografie\, racconti e aneddoti del luogo\, preferenze\, ostacoli\, divertimenti…\nLa Limonaia non è uno spazio facile: esposta direttamente sul giardino\, dalle piastrelle cupe che rivestono anche le panchine \nin muratura e dall’illuminazione calda proveniente dalle luci sul soffitto. Ma ogni luogo è un luogo a suo modo e mi piace accet-\ntare la sfida di realizzare qualcosa di pensato precisamente per uno spazio e per le sue peculiarità. Quello che mi sorprende ogni \nvolta è una sensazione contraddittoria. Quando mi sono offerti\, come in questa occasione\, uno spazio\, un tempo e la fiducia –\nuna grande libertà d’azione per realizzare ciò che desidero – da una parte un vento rassicurante di motivazione mi trasporta e\nmi sospinge; dall’altra una paralisi si presenta di fronte a queste infinite possibilità di opere realizzabili\, che dovrei incanalare\nnella mia incubatrice per svelare ciò che mi sembra appropriato all’evento\, al momento\, allo spazio. Appropriato in sé e per sé.\nTrovare una posizione confortevole\, in equilibrio tra questo vuoto e questo pieno… \nClementine Carsberg
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