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SUMMARY:Cream Hand Mixer #0A - Anna Skoromnaya per l'Associazione Frantz Fanon
DESCRIPTION:L’opera Cream Hand Mixer #0A\, dell’artista Anna Skoromnaya\, appartiene alla serie KINDERGARTEN che affronta il tema della negazione dei diritti dell’infanzia\, ed in particolare il lavoro minorile. Il titolo “Cream Hand Mixer”\, ricorrente in vari suoi lavori\, contraddistinti solo da un anonimo numero progressivo\, riporta alla memoria il sistema rotante del miscelatore che ruota all’infinito\, come i tanti piccoli senza nome sfruttati ogni giorno nel mondo.\nLa fotografia inserita in questa cartella è una stampa fine art giclée su carta baritata di tipo prestige da 340 gsm realizzata dallo Studio Bernè di Legnano in 40 esemplari datati e firmati dall’artista.\nAnna Skoromnaya ha donato la tiratura all’Associazione culturale Areacreativa42 che con la collaborazione della nostra Socia Onoraria Giuliana Vinardi ha provveduto a realizzare l’edizione in 40 esemplari. \nIl contributo ottenuto per la presente tiratura\, è stato destinato a sostenere il lavoro dell’Associazione Frantz Fanon di Torino che ha tra i suoi obiettivi quello di accogliere domande di aiuto e di cura da parte di quei minori che hanno conosciuto esperienze di disagio e di miseria\, di violenza e di precarietà. Il lavoro svolto dal Centro può essere definito medico-antropologico oltre che etnopsichiatrico. In numerosi casi questo lavoro è messo al servizio delle famiglie e dagli operatori anche quando l’interlocutore istituzionale è rappresentato dal Tribunale dei Minorenni. \n  \nAnna Skoromnaya (n. 1986\, Minsk\, Bielorussia) è un’artista interdisciplinare\, che lavora principalmente con installazioni e media basati su immagini in movimento\, come video\, ologrammi\, figure generate con l’uso di computer e software. Collocando la sua pratica artistica tra sofisticati media innovativi e materiali volutamente contaminati\, Skoromnaya parla attraverso un linguaggio che mette a fuoco ed esaspera i paradossi presenti nella nostra società. \nLa sua arte\, infatti\, pone contemporaneamente lo spettatore di fronte alle contraddizioni di una dimensione fiabesca e ideale con quella di una cruda realtà\, ove esplodono laceranti i contrasti tra l’avanzato sviluppo tecnologico e i fenomeni di sfruttamento dei soggetti più vulnerabili presenti nel mondo contemporaneo. Vincitrice e finalista di vari premi nazionali ed internazionali (Finalista\, come rappresentante per l’Italia\, alla Biennale d’Arte Contemporanea JCE 2019-2021\, Vincitrice Assoluta dell’Arteam Cup 2017\, dei Premi Speciali CUBO 2017 e Must Gallery 2016\, nonché del Premio Speciale LYNX Art Prize 2015. Finalista del Premio Nocivelli 2016 e 2018 e del Premio CBM 2015-2016\, semifinalista al Premio Laguna 2017. Ha tenuto mostre personali presso il Museo CUBO del Gruppo Unipol a Bologna\, alla Must Gallery di Lugano ed in occasione della fiera “The Others 2017” a Torino. Tra le ultime esposizioni collettive vi sono mostre al Le Beffroi de Montrouge (Parigi)\, al museo The Art Building in Vrå – The Engelund Collection (Hjørring\, Danimarca) ed all’Art Center “Brewery” (Cesis\, Lettonia)\, oltre che la mostra curatoriale “Stand For Girls” tenutasi alla Fabbrica del Vapore (Milano) e il progetto curatoriale “SAATCHI SCREEN” alla Saatchi Gallery (Londra).
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SUMMARY:Webinar Culturali
DESCRIPTION:La città di Rivarolo Canavese\, in collaborazione con la Biblioteca Domenico Besso Marcheis\, l’Istituto di Istruzione Superiore Aldo Moro\, il Liceo Musicale e Areacreativa42\, organizza un ciclo di appuntamenti online per dare un segnale di presenza da parte del mondo della cultura rivarolese durante il periodo difficile che questo tipo di realtà ed attività sta vivendo.\nQuattro appuntamenti dedicati ad altrettanti temi distribuiti tra dicembre e gennaio\, durante i quali professionisti ed esperti della cultura ci guideranno alla scoperta di vicende legate all’arte e alla musica. \nLa partecipazione è gratuita. È necessaria la prenotazione.\nGli incontri saranno registrati e pubblicati sul canale Youtube “LIBERltutti – Città di Rivarolo Canavese”\nPer info e prenotazioni rivolgersi al numero 333 3750131 (Biblioteca) \nGLI INCONTRI (Clicca qui per visualizzare il manifesto dell’evento)\nGIOVEDÌ 10 DICEMBRE ore 21\nBernardo Vittone\, un architetto del Settecento in Piemonte\nRelatore: Arnaldo Conta Canova\, Docente di storia dell’arte presso 1’11S Moro di Rivarolo Canavese \nGIOVEDÌ 17 DICEMBRE ore 21\nDa Tiepolo all’arte contemporanea\nIncontro con l’artista Oscar Contreras Rojas Finalista Premio Cairo 2019 \nGIOVEDÌ 14 GENNAIO ore 21\nUn’amicizia romantica: Clara Schumann e Johannes Brahms\nAlice Fumero presenta il primo volume delle lettere fra Clara Wieck Schumann e Johannes Brahms\nPrima traduzione italiana – LeMus Edizioni \nGIOVEDÌ 21 GENNAIO ore 21\nLa relazione tra decorazione e pittura nello sviluppo urbano\nRelatore: Alessandro Fabbris\, Artista e Docente presso l’Accademia Ligu­stica di Belle Arti di Genova \n 
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SUMMARY:Nicolò Ferrario
DESCRIPTION:Nicolò Ferrario è il terzo artista ospitato nell’ambito del progetto RESIDENT PHOTOGRAPHER (clicca per maggiori info) finalizzato alla produzione di 10 “cartoline d’artista” della nostra città\, Rivarolo Canavese. \nBio\nNicolò Ferrario (Milano\,1984). \nConclusi gli studi in ingegneria aerospaziale nel 2011\, inizia a studiare fotografia nel 2015 presso l’Istituto Italiano di Fotografia (IIF) di Milano portando a termine il suo percorso nel 2018. Nel 2019 partecipa\, presso Bottega Immagine di Milano\, a un corso incentrato sulle arti visive e la sperimentazione artistica in fotografia a cura di Silvia Bigi. Da allora svolge progetti personali nel campo delle arti visive con focus particolare sulla ricerca scientifica: attraverso l’utilizzo della fotografia vuole portare la scienza\, nelle sue più diverse manifestazioni\, dentro l’arte credendo che esistano molteplici punti di contatto tra le due discipline. Partendo dalla constatazione che la nostra società basa la propria sopravvivenza sulla tecnologia intende dare una chiave di lettura alternativa all’aspetto apparentemente asettico e sterile che gravita attorno alla scienza. \nIl progetto: Ritorno al Futuro\n\n“L’educazione non è faccenda individuale ma\, per sua natura\, è cosa della comunità. Il concetto greco di paideia indicava\, nella sua accezione più elevata\, un processo pedagogico il cui fine ultimo era il raggiungimento\, da parte dell’individuo\, di un ideale\, un obiettivo da perseguire per tutta la vita. La paideia si poneva come scopo l’interiorizzazione di quei valori universali che costituivano l’ethos della città\, del territorio e la cui assimilazione costituiva la struttura della vita futura di ciascun soggetto. \nIl territorio risulta finemente intrecciato alle azioni dei propri abitanti. Il territorio è incubatore\, luogo di culto\, luogo totemico in cui riecheggiano le imprese individuali divenute universali dei suoi cittadini più lodevoli. Le azioni compiute da questi uomini sarebbero comunque accadute se fossero nati altrove? Quanto è importante l’educazione trasmessa “dal territorio” nella realizzazione di imprese eccezionali? Partendo da questa riflessione intendo spingere l’osservatore a riflettere sull’importanza che l’humus culturale e pedagogico di ciascun luogo ha nella crescita e nello sviluppo dei suoi individui al fine di tendere alla creazione\, come era nell’ideale greco\, dell’uomo universale. Ho quindi immaginato\, attraverso una sorta di contrazione spazio-temporale\, che le gesta compiute da illustri cittadini Rivarolesi del passato rivivessero negli stessi luoghi che hanno posto le basi affinchè tali imprese avvenissero. Tramite un processo di sovrapposizione ho unito immagini d’epoca e immagini scattate direttamente a Rivarolo Canavese al fine di riportare alla loro origine le azioni che questi uomini e queste donne hanno compiuto durante il corso della loro vita.” \n\nLe cartoline\nLa sua residenza\n“Appena giunto a Rivarolo ho iniziato a passeggiare tra le strade in attesa che il paese mi parlasse\, che mi ispirasse. Avevo già recuperato qualche informazione qua e là ma per capire un luogo\, non ci sono altri modi\, devi viverlo. Mi piace\, di tanto in tanto\, guardare le targhe affisse alle facciate dei palazzi. Avete presente quelle targhe che recitano “qui è vissuto…”\, “qui è nato…”? Mi piace andare a sbirciare la vita delle persone citate in quelle targhe. Insomma\, si tratta di pura curiosità (sebbene io creda che nelle biografie delle persone si nasconda molto più di semplici avvenimenti). Tuttavia\, accade spesso che dieci minuti dopo mi sia dimenticato tutto. Questa volta è andata diversamente. \nTutto è nato dalla foto scattata con il cellulare alla targa di un certo Adalberto Mariano affissa in via Berone. “Esploratore polare” recitava la targa. Wow. Rientrato a casa Toesca ho cominciato a raccogliere informazioni e poi\, seduto in giardino\, ho alzato lo sguardo e nella mia testa ho visto un dirigibile solcare il cielo blu. Che bello sarebbe! Da qui la mia ricerca si è allargata e mi sono imbattuto in personaggi magnifici: da Farina a Verna\, passando per Alerino e Luigi Palma. Mi sembrava che il paese mi avesse finalmente parlato e lo aveva fatto attraverso i suoi cittadini del passato. Mi sono detto: in un paese tanto piccolo è accaduto tutto questo. Rivarolo è un paese ricco. È un paese intriso di cultura\, storia\, avvenimenti\, avventure. Da qui è transitata la storia moderna del mondo. E qui deve tornare.”
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SUMMARY:DISTORSIONI DEL VISIBILE
DESCRIPTION:I partecipanti al laboratorio didattico\, accompagnati da Federica Polla e Giulia Cordò\, hanno rielaborato attraverso la propria creatività fotografie storiche della nostra Città per realizzare nuove immagini con gli strumenti del colore e dei materiali. \nI bambini e i ragazzi potranno sperimentare in prima persona l’approccio creativo che caratterizza gli artisti selezionati per rappresentare il tema della prima edizione di RIPHOTO “Oltre l’immagine” al fine di realizzare una piccola propria opera d’arte. \nIl laboratorio è stato condotto sia in forma di workshop\, ospitato dall’Ufficio Turistico Pro Loco durante l’evento RIPHOTO KIDS\, sia durante le visite guidate con le scuole della città. 
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SUMMARY:Francesco Capponi
DESCRIPTION:Francesco Capponi è il secondo artista ospitato nell’ambito del progetto RESIDENT PHOTOGRAPHER (clicca per maggiori info) finalizzato alla produzione di 10 “cartoline d’artista” della nostra città\, Rivarolo Canavese. \nBio\nFrancesco Capponi (Perugia\, 1976) vive e lavora a Perugia. \nStudia scultura all’Accademia di Belle Arti e fin dagli anni di formazione lavora attraverso la contaminazione di vari linguaggi artistici tra i quali grande importanza assume la fotografia\, in primo luogo quella analogica e sperimentale. La luce è il suo terreno di ricerca principale: Francesco indaga la fotografia nel suo significato primigenio di “disegno con la luce” e partendo da questo presupposto cerca e sperimenta nuove interpretazioni della tecnica tentando di mantenere vivo e costante il dialogo tra antico e contemporaneo. In questa sperimentazione fotografica rientra fortemente anche la tridimensionalità caratteristica della scultura che gli consente di trasformare o utilizzare i più svariati oggetti come apparecchi fotografici e di realizzare\, autarchicamente\, i propri apparecchi ottici quali macchine fotografiche a foro stenopeico\, camere obscure o lanterne magiche. La contaminazione tra scultura e fotografia gli consente di unire il mezzo creatore all’immagine in una reciprocità continua tra i due elementi che dialogano tra di loro in un’unica opera. Nei suoi lavori più propriamente scultorei la sperimentazione passa talvolta attraverso l’inserimento di elementi cinetici o meccanici destinati ad alterare l’approccio all’opera da parte dell’osservatore. Mescolando arti differenti\, usando insieme tecniche antiche e moderne e non riuscendo a restare ancorato alle due dimensioni\, Francesco prova a creare oggetti fuori dal tempo che incuriosiscano e vadano a toccare il lato onirico nascosto in chi li guarda. \nIl progetto: Del perdersi e del trovare\n\n\n“E’ difficile perdersi a Rivarolo Canavese.\nDovevo aspettarmelo\, dopotutto è una piccola città\, solcata da un reticolo di strade che si incrociano in maniera ordinata senza sovrapposizioni brusche o imprevedibili.Quando arrivo in un posto nuovo invece a me piace perdermi\, vagare senza meta guardandomi intorno per assorbire l’atmosfera del luogo\, senza sapere nulla del posto ma ascoltando quello che quelle terre vogliono raccontarmi. Volevo narrare questa sensazione con il mio progetto\, mischiare sulla pellicola le immagini statiche delle architetture e crearne nuove fondendole con le traiettorie del il mio attraversare. E’ un tipo di esperienza fotografica che avevo già sperimentato in altre città\, dove però gli antichi vicoli medievali facilmente si mettevano a mia disposizione per essere trasformati e riletti in forme nuove e inaspettate. \nRivarolo no\, faceva resistenza. Restava ancorata ai suoi spazi\, alla sua nobiltà di campagna\, al suo essere speciale restando semplice\, al suo ordine formale e ai suoi piccoli disordini nascoscosti. Questa città voleva raccontarmi altro\, voleva che raccontassi delle storie e mi fermassi ad ascoltarle. Più guardavo le architetture più percepivo la presenza discreta delle persone che le avevano create\, avvertivo la sensazione che un paese non è altro che la concrezione architettonica delle migliaia di vite che lo hanno attraversato nel tempo\, ognuna aggiungendo o togliendo un mattone\, piantando un albero\, scegliendo una strada per costruirci la propria casa e la propria vita: ogni vita ha cambiato col suo passaggio il paesaggio circostante. Più guardavo le architetture più pensavo alle persone che le avevano vissute e trasformate\, percepivo i fantasmi di un tempo passato che si proiettavano sul presente. \nMentre caparbiamente provavo a dare forma all’idea iniziale dei mio progetto perdendomi e mescolando immagini con la mia stenopeica mi sono imbattuto in un cartello turistico posto all’ingresso del parco comunale che circonda il Castello Malgrà. Il cartello raccontava le gesta di Dante Meaglia detto “Diogene”\, Partigiano al quale è dedicato il parco\, e riportava stampata una foto di un gruppo di Partigiani Rivarolesi\, tra i quali lo stesso Dante Meaglia. La foto li ritrae a guerra finita\, in posa\, tutti guardano in macchina felici ma in alcuni è facile leggere negli occhi un fondo di malinconia\, lo sguardo di chi sta festeggiando la vittoria di una guerra che però non avrebbe mai voluto combattere. \nAlcuni hanno abiti eleganti\, altri invece indossano ancora gli abiti da battaglia\, nel gruppo ci sono giovani\, anziani\, uomini\, donne e anche un prete. Nell’osservare la foto avevo la sensazione di essere di fronte a gente comune che involontariamente si era ritrovata a vivere da eroe\, persone che avrebbero preferito continuare a fare la loro semplice vita – il geometra come Dante\, la sarta\, il prete\, il contadino o l’imprenditore – ma che invece si erano ritrovate loro malgrado a combattere per difendere il proprio paese\, la propria famiglia\, la propria vita e a lottare per il proprio diritto ad essere normali. Persone qualunque che non sognavano né gloria né medaglie ma che sono diventate involontariamente eroi solo per poter tornare ad essere loro stessi e per difendersi da chi glielo impediva. Sentivo come se queste persone mi stessero guardando e mi chiedessero di farle uscire da quella foto. Per un po’ ho provato ad ignorarli ma mi sono rimasti in testa\, hanno continuato a bussare\, finché non li ho assecondati. \nHo ristampato le loro immagini\, le ho ritagliate e le ho portate con me\, da quel momento mi hanno accompagnato nel mio vagabondare tra le strede di Rivarolo.\nOgni tanto\, quando sentivo affinità con un posto\, le posizionavo in terra di fronte alla mia piccola macchina fotografica stenopeica artigianale e li rifotografavo nelle strade che erano state anche le loro\, nel paese per il quale avevano lottato e che avevano amato. Quei discreti angoli di città nelle mie foto però sono divenuti enormi rispetto a quei soggetti minuti\, un mondo cresciuto e mutato dal tempo trascorso dopo di loro\, trasformato negli anni\, ma figlio anche del sentire di quegli eroi semplici che oramai\, nel ricordo\, purtroppo\, sembrano diventare sempre più piccoli.” \n\n\nLe cartoline\nLa sua residenza
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SUMMARY:Virginia Dal Magro
DESCRIPTION:Virginia Dal Magro è la prima artista ospitata nell’ambito del progetto RESIDENT PHOTOGRAPHER (clicca per maggiori info) finalizzato alla produzione di 10 “cartoline d’artista” della nostra città\, Rivarolo Canavese. \nBio\nVirginia Dal Magro (Milano\, 1994).  \nIn seguito all’ottenimento della laurea triennale con lode in Pittura e la laurea specialistica con lode in Grafica d’Arte\, lavora attualmente come assistente alla didattica presso il dipartimento di Grafica dell’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano.Ha partecipato a diverse mostre collettive in Italia e all’estero tra cui: 4th Global Print\, Douro; 10×10 per\, Galleria Davide Gallo\, Milano; Zureta\, Accademia Geidai\, Tokyo; Salad Days\, 12 Star Gallery\, Europe House\, Londra. Nel 2018 è stata vincitrice del premio Menotrenta\, mostra presso la Fabbrica del Vapore\, Milano; è stata seconda classificata al Premio Morlotti\, Museo della Permanente\, Milano; nel 2017 è vincitrice del Premio Brera-Bicocca\, università degli studi Bicocca\, Milano.\nNel 2020 espone a Fondazione Bandera la sua personale Can’t find a way there\, try again. \nIl progetto\nVirginia si concentra fin da subito sull’Orco\, il torrente che costeggia Rivarolo Canavese. Lo osserva su Google Maps e vuole raggiungerlo\, ma non riesce ad arrivarci in nessun modo: ogni percorso sembra sbarrato\, da impedimenti fisici lungo la strada o da altri di natura emotiva. La sua riflessione artistica si sposta\, quindi\, sul “fiume negato” e sui suoi percorsi interrotti: li mappa con un’app di tracciamento\, li fotografa e li studia per poi rielaborarli attraverso le tecniche di cianotipia e Gum Print. \nLe cartoline\nLa sua residenza
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SUMMARY:Mail for Art - CALL ENTRO IL 30 MAGGIO
DESCRIPTION:INIZIATIVA PROROGATA AL 30 MAGGIO! \n \n  \nMail art significa donare al di la di quello che sarà il risultato\, ci proviamo … e se sarete con noi il risultato\, anche se concretamente piccolo\, sarà grande perché l’arte ci ha uniti in qualcosa che ci fa sentire vivi. \n  \nClicca qui per visionare il Progetto mail for art \n  \nIn questo momento di grande difficoltà per il nostro Paese e per tante persone\, ma anche di grande solidarietà ed orgoglio\, abbiamo deciso di dar vita all’iniziativa MAIL FOR ART\, promossa da Areacreativa42\, CRAG Gallery e Ruota Amica. \nL’impegno ed il coraggio dimostrato dai medici\, dagli infermieri e dai volontari di tutto il Paese sono spunto di profonda riflessione e spingono moralmente ognuno a far la propria parte\, seppur nel piccolo\, per aiutare coloro che sono oggi o saranno domani in grave difficoltà. \nIl progetto di mail art prevede il coinvolgimento di oltre 100 artisti\, uniti per raccogliere insieme fondi per contrastare in maniera concreta le drammatiche conseguenze economiche che il coronavirus avrà sulla vita di moltissime persone. \n  \nLA SCADENZA DELLA CALL E’ IL 10 MAGGIO! \n  \nCos’è la mail art \nRay Johnson\, esponente del movimento Fluxus\, fu il fondatore della mail art o arte postale ed iniziò a spedire le sue opere a colleghi di tutto il globo e da allora migliaia di cartoline vengono spedite ogni anno. Ogni mittente le personalizza sul fronte e sul retro in modo da renderle delle opere d’arte uniche e libere con il significato profondo di dono\, con l’obiettivo di diffondere anche tra altri artisti e amici. \n  \nCos’è Ruota amica \nRuota Amica è un’associazione di volontariato\, nata nel 2005\, che sviluppa e sostiene progetti di charity nazionali ed internazionali. \nIn questo drammatico momento storico la prima iniziativa di Ruota Amica è stata la promozione di una campagna di raccolta fondi finalizzata all’acquisto di 1.000 mascherine FFP2 e FFP3 da donare all’ospedale Amedeo di Savoia di Torino e di 600 mascherine facciali igieniche ad uso generico (trattate con materiali antigoccia e riutilizzabili fino a dieci volte) da donare ad associazioni di volontariato come il SEA – Servizio Emergenza Anziani\, la Croce Rossa e gli Asili Notturni che stanno svolgendo importanti attività sul territorio a favore delle categorie sociali più fragili. \n  \nGrazie al progetto Mail for Art ed ai generosi artisti e sostenitori che vorranno partecipare\, Ruota Amica sarà impegnata per fornire un aiuto concreto a chi si troverà in stato di bisogno. \nIl coronavirus sta colpendo duramente anche a livello economico la nostra società\, creando nuove sacche di povertà e inasprendo le condizioni di vita di chi già si trovava in situazioni problematiche. \nI fondi che verranno raccolti con l’iniziativa di MAIL FOR ART verranno destinati al sostegno di queste fasce di popolazione in difficoltà\, ad esempio acquistando alimenti o creando buoni spesa anche attraverso la collaborazione con Associazioni che gestiscono mense e collette alimentari. \n  \nwww.ruotamica.it (sito in aggiornamento – visibile a breve) \n  \n 
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SUMMARY:Presentazione libro "Il venditore di incipit"\, Valentino Dellea
DESCRIPTION:Presentazione de Il venditore di incipit di Valentino Dellea\, all’interno di\n“I LUOGHI E LA LETTURA: SERATE D’AUTORE”\, rassegna letteraria. \nVenerdì 12 luglio 2019\, Cortile di Casa Toesca \nin collaborazione con la Biblioteca di Rivarolo e l’Assessorato alla cultura
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SUMMARY:COME SI RACCONTA UN'OPERA D'ARTE?
DESCRIPTION:L’attività didattica nasce in relazione alla mostra Painting Stories\, la collettiva degli artisti Luca Coser\, Pietro Finelli e Daniele Galliano che rinnovano una riflessione sulla pittura contemporanea. \nAll’esposizione si collega l’attività collaterale “Come si racconta un’opera d’arte?”\, dedicata agli studenti di tutte le età a partire dalla classe quarta della primaria. Il laboratorio  propone in primis la spiegazione della tematica della mostra\, brevi cenni sull’allestimento scelto in rapporto ai tre differenti artisti e la spiegazione approfondita di un’opera. A seguire\, gli studenti saranno muniti di una scheda e scegliendo un dipinto tra i trenta in esposizione\, sarà loro impegno cercare di stilarne una schedatura\, tenendo in considerazione le linee guida fornite precedentemente e che verranno ricordate durante l’esercizio. Al termine del lavoro si lascerà spazio a un dibattito aperto su quale possa essere l’importanza della descrizione di un’opera e si affronterà la differenza tra schedatura tecnica ed interpretazione. \nInvitiamo all’inaugurazione della mostra sabato 16 novembre alle ore 17 tutti gli insegnanti\, in particolare coloro che intendono aderire all’iniziativa didattica con la classe. \nIl giorno settimanale dedicato alle visite guidate è il lunedì\, l’attività avrà durata di un’ora. Si invitano gli/le insegnanti che desiderano prenotare il percorso visita\, a contattare la Referente alla Didattica Giulia Cordò. \nGIORNI DISPONIBILI \nLunedì 18/11 \nLunedì 25/11 \nLunedì 2/12 \nLunedì 9/12 \nORARI DISPONOBOLI \n9-10 \n10-11 \n11-12 \n12-13 \n14-15 \n15-16 \n  \nPer info e prenotazioni: \nGiulia Cordò \nTel. 333 1738839 \nEmail: giulia.cordo93@gmail.com \n 
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SUMMARY:Oscar I. Contreras Rojas
DESCRIPTION:Oscar Isaias Contreras Rojas (Toluca\, Mexico – 1986) vive e lavora tra Firenze e Venezia\, dove si è diplomato in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia.\nÈ stata in residenza presso Casa Toesca dall’1 al 15 ottobre 2019. \nFiniti gli studi liceali Oscar è partito per un viaggio in Europa capitando a Venezia durante l’ultima settimana di iscrizioni all’Accademia di Belle Arti: supera il test d’ammissione\, vince una borsa di studio e inizia i corsi di pittura. I suoi dipinti ad olio esplorano il tema del paesaggio\, reso come suggestione attraverso pennellate forti.\nÈ la natura a predominare nei dipinti di Oscar\, suggerita da un segno impetuoso ed evocativo\, che richiama il paesaggio romantico e tormentato di Turner\, di cui propone una visione personale. Al suo interno\, Oscar inserisce figure di identità indefinita\, talvolta elementi ripresi da opere di grandi pittori moderni\, come Michelangelo\, Tiziano\, Tintoretto.\nOscar lavora a più dipinti contemporaneamente\, in modo da poter tornare su ciascuno di essi dopo essersene distaccato\, rivedendoli a mente fredda. Il suo intento è quello di creare una suggestione in chi si approccia al suo lavoro\, diversa per ciascuno in base al proprio vissuto e al proprio bagaglio culturale.\nI lavori di Oscar mutano forma: trovata a Casa Toesca della tela arrotolata\, Oscar decide di portare su grandi dimensioni la riflessione avviata sui quadretti di cartoncino. La grande tela è ancora legata al tema del paesaggio e connessa ad altri tre lavori minori realizzati al contempo: il fil rouge è il mare\, che compare in ogni dipinto in pennellate accennate. A predominare impetuosa\, come sempre\, la natura. \nFra Oscar e Casa Toesca\, immersa in un contesto quieto e appartato nel cuore di Rivarolo\, si è creata subito una connessione: il giardino\, ricco di luce e alberi diversi\, è stato fonte delle prime suggestioni impresse nei dipinti dell’artista durante la residenza.
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SUMMARY:Cristina Cusani
DESCRIPTION:Cristina Cusani\, in Residenza a casa Toesca dal 15 al 28 settembre\, è un’artista napoletana che utilizza la fotografia come mezzo.\nCi racconta in un’intervista sul suo lavoro:\n“Solitamente lavoro sul residuo\, sulla traccia\, su ciò che resta nel passare del tempo\, sulla stratificazione e sulla memoria. Nella mia ricerca utilizzo la fotografia\, che solitamente ha la funzione di fermare il tempo e mantenere il ricordo\, come mezzo per stravolgere il concetto di tempo e investigare la vericidità della memoria. In questo caso sono partita da questa casa\, in cui mi trovo e in cui è molto visibile il concetto di memoria\, di stratificazione del tempo\, e del passaggio di tutti gli artisti che vi hanno risieduto\, grazie al quale posso analizzare il rapporto tra la percezione e la memoria. Quindi la realtà di quello che è successo nel passato e la percezione di come questo passato arrivi nel presente.”  \nDopo la laurea in Scienze della Comunicazione all’università La Sapienza di Roma si dedica allo studio della fotografia prima all’University of the Arts\, London College of Communicationa Londra\, successivamente all’Outside School a Roma e all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Espone in alcune mostre collettive tra cui l’XI Premio Cairo a Milano. Nel 2012 segue il Laboratorio Irregolare\, master class di due anni con Antonio Biasiucci da cui è nata la mostra itinerante Epifanie\, esposta anche durante la XIII edizione del Fotografia – Festival Internazionale di Roma e al SIFest di Savignano sul Rubicone. Nel 2015 viene invitata per la residenza d’artista BoCs Art dove realizza due opere per il Bocs Art Museum di Cosenza. E’ finalista di importanti premi come il Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee e Un’opera per il Castello ed entra a far parte di alcune collezioni di arte contemporanea come Imago Mundi Art e Dimensione Fragile della Biblioteca Vallicelliana di Roma. Nel 2017 vince il Premio Sidicini per l’Arte Contemporanea e nel 2018 vince il Premio Residenza alla Fondazione Bevilacqua la Masa. \nNella sua indagine fotografica utilizza le esperienze quotidiane come punto di partenza per analizzare il significato dell’essere umani partendo da un’analisi personale che si traduce nell’espressione di temi universali. Nelle sue opere la finzione e la realtà s’incontrano\, i significati cambiano\, il passato e il presente diventano una cosa sola. Utilizzando un linguaggio poetico e talvolta metaforico\, realizza fotografie che sono leggibili su più livelli e portano lo spettatore ad interrogarsi\, creando in chi guarda una reazione in equilibrio tra il riconoscimento e l’alienazione. Il suo percorso artistico è caratterizzato da una grande sperimentazione di tecniche fotografiche\, ma la sua ricerca vuole andare oltre il mezzo utilizzato e per questo comincia ad ampliare i suoi orizzonti artistici progettando opere/installazioni site-specific. \nAttualmente vive e lavora tra Napoli e Roma.
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SUMMARY:Luca Freschi per Sculpture Line
DESCRIPTION:Areacreativa42 partecipa con la sua sede di Casa Toesca al circuito internazionale Sculpture Line\, ospitando un’opera dell’artista Luca Freschi. In occasione della sua installazione Luca è stato in residenza presso Casa Toesca per alcuni giorni. \n  \nCariatidi \nSolenni e come sospese nel tempo si stagliano\, nel silenzio\, le Cariatidi di Luca Freschi. Figure altissime e fragili allo sguardo\, austere e smisuratamente immobili\, esse nascono dal gesto attento e sincero dell’artista che in queste opere\, con un’ammirevole cura\, ha fatto dell’equilibrio l’esercizio più alto del suo gesto creativo. Paiono un gioco queste opere e forse in parte lo sono mentre ricordano il gesto del bambino che in riva alla spiaggia raccoglie la finissima sabbia umida d’acqua e crea guglie\, spingendo fino al limite estremo l’ornamento dei castelli costruiti in riva al mare. Eppure\, se di gioco si tratta – con tutta la serietà che\, giustamente\, esso esige – qui la misura è quella dell’arte nella quale alla vena ironica e scanzonata si affianca la determinazione di chi nella vita ha scelto la strada ardua e appassionata della bellezza. Queste alte figure hanno un sapore antico e accolgono nella loro ostentata verticalità elementi della tradizione come busti di statue\, capitelli\, frammenti di colonne o lucidi teschi\, ai quali l’artista associa grandi o piccoli vasi dalle forme e colori sempre nuovi che recano in sé la ricchezza dei mondi e delle culture di cui portano il segno. E proprio i vasi\, talvolta sfacciatamente e smisuratamente kitsch\, nel loro voluto ribaltamento delle forme – perché potresti non sapere più quale sia il dritto e quale il rovescio\, l’alto o il basso di questi eleganti ready made – sono l’elemento più sconcertante delle Cariatidi. Essi\, infatti\, recano il segno potente della fugacità nell’essere\, a loro modo\, un memento mori nella piena e incessante fragilità di cui sono testimoni e perché in essi i fiori mai più potranno dare sfoggio della loro opulenza. Sono struggenti le Cariatidi e in questa loro dolce malinconia rientrano a pieno titolo in quella riflessione delicata e onesta sulla vita e sulla sua caducità così cara alla poetica di Freschi. \nGiovanni Gardini \n  \n 
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SUMMARY:Yoon Il Kwon
DESCRIPTION:L’artista Yoon Il Kwon è stato in residenza da Areacreativa42 a marzo 2019 in occasione della sua mostra torinese da CRAG Gallery. \nNel corso della sua residenza è stato tenuto un momento di formazione con un conversazione con il giovane curatore Giorgio Bena ed un workshop di tecniche calcografiche con Marco Spampinato durante il quale l’artista ha raccontato la natura teorica e pratica del suo lavoro con le tecniche di stampa\, realizzando anche delle prove d’artista di fronte ad un pubblico illustrando i passaggi del proprio lavoro. \nPer maggiori info leggi la recensione su Outsiders Webzine. \nVestige of seeing: il valore della memoria nell’opera di Yoon Il Kwon\nDal 21 marzo al 27 aprile CRAG Gallery ospita Vestige of Seeing\, personale di un artista in grado di raccontare la bellezza di quello che abbiamo perso senza nemmeno renderci conto di averlo mai avuto. \nsu OUTSIDERS Webzine \n_di Giorgio Bena \nYoon Il Kwon è un artista sudcoreano di 29 anni che\, nonostante una certa timidezza\, con la forza del suo lavoro è in grado di dire tutto ciò che c’è bisogno di dire. Ho conosciuto Yoon durante l’inaugurazione della sua mostra\, ma ho anche avuto il piacere di condurre una “conversation” con lui all’interno di un workshop organizzato dall’associazione Areacreativa42\, durante la quale ho avuto la possibilità di approfondire insieme ai partecipanti diversi aspetti estetici e tecnici del suo lavoro. \nYoon è in particolare un esperto di tecniche di stampa\, nelle quali si sta specializzando al Royal College of Arts di Londra\, ed i lavori che compongono Vestige of seeing dimostrano tutta la sua padronanza di questo linguaggio nelle sue varie declinazioni. \nLe opere presentate si dividono in tre nuclei che corrispondono ad altrettanti approcci tecnici ed estetici\, indicatori eccellenti della giovane età dell’artista che danno anche ragione della sana tensione sperimentale che anima il suo lavoro\, ma che Yoon riesce comunque a convogliare organicamente all’interno di una medesima ricerca tematica incentrata sul ricordo e sulla memoria come luogo di meditazione riflessiva sul passato e chiave di lettura\, di interpretazione e di interazione con il presente e con il futuro. \n“Fast paced society” – letteralmente società “a passo veloce” – è un’espressione che ricorre diverse volte durante la mia conversazione con Yoon\, come qualcosa che lui intende in qualche modo combattere con il proprio lavoro: sia nel tipo con le tecniche che utilizza\, legate a tempi di lavoro lenti e misurati\, che nei temi che sceglie di trattare\, che non solo scavano nel passato ma rievocano momenti di semplicità\, serenità e contemplazione\, l’artista sembra contrapporsi con serafica determinazione ad un contesto sociale che impone una forsennata ricerca di esperienze da consumare senza mai il tempo di assaporarne le sfumature. \nNella serie The Path of Eyes per esempio mescola supporti differenti (in particolare applicando tessere di vetro su cui sono impressi alcuni negativi su di una stampa fotografica) per comporre dei mosaici che raccontano i suoi viaggi non attraverso le classiche immagini “souvenir”\, ma attraverso la semplicità di oggetti/soggetti che acquisiscono valore in quanto testimonianze di momenti significativi per la storia personale dell’individuo. \nAi ricordi d’infanzia dell’artista si riconducono invece le opere della serie The Movement in the Space\, animate però da una riflessione che riesce ad agire nella sfera dell’archetipico. Queste incisioni\, oggetto del workshop condotto dall’artista\, rappresentano infatti alcuni bambini intenti a giocare\, i cui movimenti sono resi tramite un procedimento di stampa in più passaggi basato sulla progressiva perdita di inchiostro della matrice\, che spostandosi sul foglio ad ogni fase produce un risultato che ricorda da vicino gli studi fotografici sul movimento di Eadweard Muybridge\, impreziositi però dalla progressiva perdita di definizione della forma che testimonia in qualche modo l’azione del tempo sul ricordo. \nIl valore archetipico di questo lavoro consiste nel fatto che i bambini che popolano le sue incisioni sono del tutto anonimi\, e durante il workshop sono state diverse le persone a rivedere\, con una certa commozione\, dei frammenti della propria vita in quelle immagini così semplici e delicate. \nEmerge in questo un aspetto fondamentale del lavoro di Yoon\, ovvero la volontà dichiarata di rievocare con i suoi lavori le memorie altrui\, fare in modo che altri si possano riconoscere nelle sue opere che non vogliono essere autobiografiche\, ma raggiungere una universalità del ricordo: \n“I miei ricordi sono degli strumenti che uso per le mie opere\, ma voglio arrivare ad usare i ricordi degli altri” è stata una delle frasi che mi hanno colpito di più del suo pensiero artistico. \nQuesta visione presenta implicazioni che potrebbero produrre interessanti contaminazioni con il lavoro sicuramente più impattante della mostra\, Memory\, composto da blocchi di fazzoletti di carta sui cui lati l’artista ha serigrafato i volti dei suoi compagni di scuola presi da una vecchia foto. Molti di questi volti – mi racconta – a causa del tempo passato gli apparivano ormai estranei: questo lo ha portato ad elaborare considerazioni amare sul potere dell’immagine come fonte del ricordo\, che ha concretizzato in questi ritratti che sono frammentati ed irregolari\, e ci parlano dell’ineluttabilità della disgregazione dei nostri ricordi\, e della necessità di agire attivamente per preservarli. \nSarà interessante scoprire se e come l’artista riuscirà ad elaborare questo lavoro per portarlo in una sfera universale in grado di creare quell’empatia che ho visto penetrare fortemente nella sfera emotiva di chi si è confrontato in maniera aperta con le sue opere\, e che a mio parere rappresenta forse il vero punto di forza della sua ricerca. \nPer ora non ci resta che aspettare e cogliere l’occasione ad avere a portata di mano il lavoro di un artista di questo livello\, che ha tutto il potenziale per diventare – e forse già è – uno dei nomi da osservare con attenzione nel prossimo futuro.
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SUMMARY:ART BITS: stagione 1
DESCRIPTION:Da dicembre 2018 a marzo 2019\, Areacreativa42 ha ospitato quattro brevi conferenze con i membri del progetto Giovani Curatori.\nQueste lezioni sono state pensate per guidare il pubblico alla scoperta dei linguaggi artistici del contemporaneo – e non solo – attraverso brevi incontri tematici curati e condotti da studenti\, studiosi e artisti. Un percorso semplice ed essenziale per avvicinarsi al mondo dell’arte scoprendo i metodi e i processi degli artisti\, il loro modo di pensare e i diversi modi di esprimerlo. Il primo passo verso una profonda comprensione dei linguaggi artistici e dei loro significati. \n#episode 1: Natura morta\, natura viva\nIntroduzione al tema della natura attraverso i secoli con il giovane curatore Andre Fenu. \n#episode 2: Nascosto in piena vista. Il significato segreto delle immagini\nUn percorso per scoprire in che modo gli artisti giocano con simboli e allegorie per nascondere i messaggi all’interno delle loro opere con la giovane curatrice Giulia Cordò. \n#episode 3: Prodigium. Il mostruoso nell’arte\nDemoni\, mostri\, strane creature e allegorie della morte possono essere trovati sparsi in tutta la storia dell’arte.\nLa giovane curatrice Miriam Bruno ci aiuta a scoprire le loro radici e il loro uso simbolico. \n#episode 4: incontro con Yoon Il Kwon\nWorkshop di stampa (con il nostro collaboratore Marco Spampinato) e intervista (a cura del giovane curatore Giorgio Bena) con l’artista vincitore di “The solo project” di Chiara Williams Contemporary (London Art Fair 2019).
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SUMMARY:NATURA ASTRATTA\, NATURA FIGURATIVA
DESCRIPTION:Natura Astratta\, Natura Figurativa è il nome che abbiamo scelto per la visita guidata all’Esposizione De Natura a Villa Vallero. \n \nLa scelta si basa sul concetto che in mostra fossero esposte sia opere figurative\, che astratte\, dunque la visita è stata condotta come una lezione socratica con l’intento di far sì che gli studenti comprendessero da soli le differenze tra le opere e cercassero di spiegarle\, a proprie parole. \nQuesto tipo di didattica attiva è stato messo in pratica sia con le classi dei più piccini\, i bambini di prima e seconda elementare\, che anche con gli studenti più grandi: i ragazzi di seconda liceo.
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SUMMARY:Daniele Fabiani
DESCRIPTION:L’artista Daniele Fabiani è stato in residenza presso Casa Toesca dal 4 al 17 novembre 2018\, in occasione della mostra “De Natura”. \nDurante questo periodo ha realizzato un progetto installativo nel cortile del municipio di Rivarolo Canavese. \nDal recupero di un vecchio ombrellone ormai in disuso che ormeggiava intorno alle mura esterne della sua cascina in montagna\, Daniele Fabiani\, con un’operazione quasi dadaista\, inserisce questo objet trouvé in un luogo pubblico con l’intenzione di suggestionare l’immaginazione dei presenti\, chiamati qui a interagire con la struttura lignea\, le figure organiche e l’esplicito richiamo alla natura del Canavese. \nSulle asticelle dell’ombrellone sono riportate su polietilene delle forme vegetali di stampo realistico che si dispiegano come pagine di un libro aperto. Questi segni grafici di colore blu vanno letti con la stessa attenzione che si rivolge alla lettura\, al fine di permettere un avvicinamento e un’interazione diretta del pubblico con l’artefatto. \nCon questo intervento l’artista vuole definire un rapporto organico fra l’astante e l’installazione attraverso l’interazione umana e la percezione falsata della forza di gravità: sono le corde a sostenere l’opera oppure è la stessa opera che si autosostiene? Sono le forze contrastanti della natura a sostenere le architetture dell’uomo o viceversa? O come\, più poeticamente\, suggerisce lo stesso Fabiani “il legno si relaziona alle corde come una zattera ormai all’osso\, in un equilibrio verticale”. \n— \nDaniele Fabiani (n. 1988 a Berzo Inferiore\, Brescia) vive e lavora tra la Val Camonica e Milano. \nNel 2013 ha conseguito la Laurea Specialistica arti visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera\, Milano. Tra le sue mostre più recenti Iperuranio\, Galleria Daniele Agostini\, Lugano\, CH (2018); Dopo la tempesta\, casa degli artisti\, Bienno\, IT (2017); Segni contemporanei\, Castello Odolfredi\, Iseo\, IT (2016); Cyclope\, identités mediterranéennes\, Paris\, FR (2015); Ecoismi\, l’uomo e le vie della natura\, Isola Borromeo\, Cassano d’Adda\, IT (2015).
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SUMMARY:SHORT CONFERENCE PER GLI STUDENTI: LA PERFORMANCE
DESCRIPTION:In seguito all’allestimento della mostra Entropia presso Casa Toesca\, gli studenti delle scuole medie del territorio sono stati invitati ad una short conference tenuta dal giovane curatore Andrea Fenu sul tema della Performance. \nLa tematica della conferenza è stata scelta in rapporto al lavoro dell’artista ceco\, Matej Frank\, che passando il mese di luglio 2018 in Residenza d’Artista tra Torino e Rivarolo\, ha riscontrato nella performance l’espressione d’arte migliore per rappresentare il fenomeno dell’Entropia: l’equilibrio in un sistema apparentemente pervaso dal caos. \nGli studenti hanno visitato la mostra ed ascoltato il curatore\, che ha poi spostato l’attenzione sulla nascita del fenomeno artistico della performance e sulla più grande performancer ad oggi esistente: Marina Abramovic\, esponendo come questa espressione artistica possa dare risultati sempre differenti in base a ciò che l’artista voglia comunicare.
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SUMMARY:SEGNI LUCI COLORI - Visita guidata interattiva
DESCRIPTION:In occasione della mostra Segni Luci Colori le porte di Villa Vallero\, sede dell’esposizione\, si sono spalancate per gli studenti della città di Rivarolo Canavese. La visita guidata era incentrata sulla comprensione del concetto di SPAZIO\, interpretato in maniera estremamente diversa dai tre artisti esponenti. Grazie alle opere in mostra i bambini hanno potuto imparare la differenza tra differenti tecniche pittoriche e ampliare i propri orizzonti sul concetto di opera d’arte\, che comprende anche le installazioni luminose.  \nVisitando una sala alla volta\, gli studenti venivano invitati a ragionare sulla differenza di stile\, di materiale e di tecnica\, ma anche sulle caratteristiche coeve ad ogni stanza; nell’ultima sala\, dedicata all’installazione luminosa\, i bambini hanno potuto vedere gli effetti di un’opera tridimensionale\, ed hanno imparato la differenza tra un dipinto ed un’opera site-specific. \n \nIn accordo col programma scolastico\, non sono mancati i rimandi alla definizione di spazio\, area\, territorio ed ambiente\, antropico nei dipinti di Enzo Gagliardino\, naturale nelle tele di Giorgio Ramella e visuale nell’installazione di Johannes Pfeiffer.
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SUMMARY:Johannes Pfeiffer
DESCRIPTION:Johannes Pfeiffer è originario di Ulm\, in Germania\, e dalla metà degli anni ’80 è un artista visuale: liberandosi\, come piace raccontare a lui\, dalla durezza del marmo\, ha dato il via alla creazione di installazioni d’arte. \nLe sue installazioni sono tipicamente site-specific\, in quanto acquisiscono significato solo se poste nel contesto architettonico per le quali sono state pensate o create\, come nel caso dell’opera che Rivarolo Canavese ha avuto la fortuna di accogliere nel cortile interno del municipio della città. \nLavorando con lo spazio datogli dal territorio\, Pfeiffer ha creato a poco a poco “Navis Refugium petentium”: un’opera contemporanea che vuole raccontare un dramma che la nostra era vede nel quotidiano\, il tutto attraverso un tronco lungo sei metri e scavato. In questo modo esso prende la forma di una barca allungata\, dalla quale  partono ottantotto cavi che tendono verso un unico punto di fuga\, uniti\, come dovrebbero essere tutti gli uomini. \n  \n 
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SUMMARY:Rotaract - Serata per il passaggio delle consegne
DESCRIPTION:Sabato 30 Giugno\, ore 21\, Casa Toesca \nSerata dedicata al passaggio delle consegne per i giovani membri del Rotaract di Rivarolo Canavese.
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SUMMARY:Margherita Oggero - Presentazione del romanzo "Non fa niente"
DESCRIPTION:Venerdì 29 Giugno 2018\, ore 21\, Casa Toesca \nPresentazione di Non fa niente\, della scrittrice torinese Margherita Oggero\, con conversazione tra l’autrice e i membri del Circolo dei Lettori di Rivarolo Canavese. \n 
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SUMMARY:Matej Frank
DESCRIPTION:Matej Frank è un artista visuale polacco\, classe 1989\, lavora a Wrocław in Polonia e vive a Opava\, in Repubblica Ceca. \nIl  progetto di residenza si è svolto  in collaborazione con Associazione Barriera nel cui spazio ha potuto realizzare la performance “Entropia”. \nLa performance\, che nasce come tributo alla Galleria d’arte “Galeria Entropia” di Wrocław\, e’ stata trasmessa in streaming dalla sala di Associazione Barriera alla galleria polacca; l’artista ha dedicato la sua opera al trentesimo anno di attività della galleria\, ogni suo aspetto è studiato in modo che sia una performance chiaramente leggibile e descrittiva del fenomeno dell’entropia. \nIl metodo di lavoro di Matej Frank è molto semplice e allo stesso tempo impegnativo e complesso: le sue opere\, che siano azioni\, sculture\, pitture\, partano tutte dall’idea di fondo di raccontare un determinato fenomeno\, una determinata esperienza. L’artista trova nel mondo e nei suoi mutamenti la fonte primaria del suo lavoro: si occupa dello spazio in relazione al tempo\, al movimento\, al corpo e al suono. \nPer la performance “Entropia” Matej ha tratto ispirazione anzitutto dal libro “A Brief History of Time” di Stephen Hawking\, che lo ha portato ad interessarsi ad una trasposizione visuale del fenomeno dell’entropia\, la misura del grado di equilibrio raggiunto da un sistema in un dato momento.  \nNella realizzazione dell’opera ad Associazione Barriera\, l’artista ha scelto di dipingere sul muro 1.500 punti bianchi e neri (numero non casuale\, ma che rappresenta la cifra di ogni evento da 30 anni a questa parte della Galeria Entropia)\, cancellandoli e sostituendoli di volta in volta\, fino ad arrivare all’equilibrio perfetto tra i due colori. \nL’atto performativo ha iniziato ad interessare Matej dopo la scultura\, il suo media preferito: il movimento nello spazio è un ottimo mezzo per un artista visuale che vuole esplorare nuovi tipi di comunicazione in correlazione con le strutture\, che possono essere aperte all’improvvisazione o precedentemente preparate\, come in questo caso\, anche con l’aiuto di disegni che illustrano quello che avverrà\, il risultato che si vuole raggiungere.  \nQuello che interessa a Matej è il linguaggio visuale\, prendere un dato fenomeno e trasporlo\, tradurlo per chi guarda. \nL’arte di Matej è il suo modo di guardare il mondo\, un punto di vista universale ma prettamente soggettivo\, che può essere condiviso e dà spazio a diverse interpretazioni: “La mia arte si può capire su diversi livelli\, non nascondo il significato del mio lavoro”.
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SUMMARY:GIU' IL SIPARIO!
DESCRIPTION:La mostra fotografica Giù il Sipario!\, progetto fotografico di Stefania Falsone\, diviene uno spunto per far ragionare gli studenti su cosa significhi oggi fare fotografia\, come lavora un artista che deve fotografare tanti aspetti diversi e raccordarli in un unico progetto omogeneo? Come si fa a scattare delle foto parlanti? \nQueste tematiche\, insieme ai pensieri cari alla Falsone (l’abbandono\, il decadimento e la modifica di luoghi di spettacolo un tempo in auge) sono stati affrontati in una discussione con gli studenti\, a cui è seguito un laboratorio pratico. I ragazzi avevano il compito di ricercare un tema e scattare una foto che lo raccontasse al meglio; sono state scelte tematiche quali l’amicizia\, la natura e il tempo che passa\, ispirate anche grazie al contesto prezioso di Casa Toesca\, luogo in cui il laboratorio ha avuto luogo. \n \nLe fotografie sono state stampate in loco\, mentre gli studenti hanno creato un intreccio di fili rossi tra le sale in cui era esposta la mostra\, facendo passare il gomitolo rosso di mano in mano\, attraverso porte\, finestre e termosifoni\, hanno legato il proprio lavoro di “fotografi per un giorno” a quello della Falsone; una volta stampate le immagini sono state appese al fil rouge\, che univa così tutte le foto parlanti della sala.
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DESCRIPTION:La mostra fotografica Giù il Sipario!\, progetto fotografico di Stefania Falsone\, diviene uno spunto per far ragionare gli studenti su cosa significhi oggi fare fotografia\, come lavora un artista che deve fotografare tanti aspetti diversi e raccordarli in un unico progetto omogeneo? Come si fa a scattare delle foto parlanti? \nQueste tematiche\, insieme ai pensieri cari alla Falsone (l’abbandono\, il decadimento e la modifica di luoghi di spettacolo un tempo in auge) sono stati affrontati in una discussione con gli studenti\, a cui è seguito un laboratorio pratico. I ragazzi avevano il compito di ricercare un tema e scattare una foto che lo raccontasse al meglio; sono state scelte tematiche quali l’amicizia\, la natura e il tempo che passa\, ispirate anche grazie al contesto prezioso di Casa Toesca\, luogo in cui il laboratorio ha avuto luogo. \n \nLe fotografie sono state stampate in loco\, mentre gli studenti hanno creato un intreccio di fili rossi tra le sale in cui era esposta la mostra\, facendo passare il gomitolo rosso di mano in mano\, attraverso porte\, finestre e termosifoni\, hanno legato il proprio lavoro di “fotografi per un giorno” a quello della Falsone; una volta stampate le immagini sono state appese al fil rouge\, che univa così tutte le foto parlanti della sala.
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SUMMARY:Stefania Falsone - Mostra evento Giù il sipario!
DESCRIPTION:Mostra evento della giovane fotografa catanese Stefania Falsone \n  \nCasa Toesca apre le porte a Stefania Falsone e al suo elaborato fotografico prodotto durante il periodo di Residenza d’artista. Stefania è una finalista della IV edizione di Art Prize CBM e questo progetto si inserisce in un discorso che prende le mosse dalla tematica prescelta per l’ultima edizione del Premio: Forme e materie dell’attesa. Quello che Marco Petrocchi ha definito «lo spettacolo dell’oblio» mette in scena lo stato di abbandono\, o di parziale abbandono\, in cui versano alcuni luoghi dello spettacolo dislocati in due cittadine del Canavese: il teatro Patronale e il teatro S.S. Annunziata di Rivarolo C.se\, il cinema Perona e il teatro Comunale di Cuorgnè. L’occhio di Stefania si fa strada tra ciò che resta\, incedendo con lentezza e preservando l’equilibrio che si è impadronito di questi edifici ormai dismessi dalla loro funzione originaria. L’artista cerca di tradurre in fotografia le storie che le vengono raccontate dalle poltrone consumate\, dalle pareti senza intonaco\, dai frammenti dei manifesti. Il tempo che scorre implacabilmente su questi spazi è immaginario e concreto al tempo stesso: è illusione di una realtà negata dalla realtà stessa. Il tempo è impotenza. Le pareti e gli oggetti accatastati sono i soli testimoni impassibili di uno spettacolo logorante. Eppure\, se si presta attenzione\, nell’assordante silenzio riecheggia ancora il brusio della vita che li animava. L’intento è quello di catturare “la silenziosa delicatezza” con cui la vita\, custodita dall’involucro delle pareti\, continua a pulsare. «Aspettare è un’imposizione. Eppure è l’unica cosa che ci fa percepire fisicamente il logorìo del tempo e ce ne fa conoscere le promesse»\, scriveva Andrea Köhler nel suo saggio L’arte dell’attesa. È quello che accade a questi luoghi\, inermi\, in attesa che qualcosa accada. La mostra è il momento di veri ca del lavoro svolto nel periodo di incontro tra la personalità creativa di Stefania e il territorio del Canavese. Il progetto rappresenta ancora una volta un momento di sperimentazione\, volto a stimolare una riflessione sul rapporto immagine-memoria-significato\, calando l’artista in una realtà del tutto estranea. Partendo dal percorso estetico intrapreso da Stefania durante il premio\, si è pensato di recuperare da un lato la cifra stilistica dell’opera in concorso (ossia la presenza di una figura femminile che dialoga con l’ambiente circostante)\, dall’altro la riflessione sul tempo. Questa volta però la giovane fotografa doveva fare i conti con una dimensione di tempo e attesa lontana da quella che era stata la stanza da lei allestita a servizio del tema da sviluppare. Il progetto attuale\, viceversa\, la costringeva a misurarsi con luoghi che hanno alle spalle un vissuto collettivo\, il quale resiste ancora oggi nelle varie forme dell’abbandono. La s da era riuscire a superare questi due scogli: l’ambiente a lei totalmente estraneo\, e il confrontarsi con spazi che appartengono alla comunità da decenni. Un approccio inedito\, utile a migliorare il bagaglio di una carriera ancora tutta da formare. La residenza d’artista riconferma quindi l’obiettivo e la volontà di indurre a una crescita esperienziale che possa arricchire reciprocamente l’artista ospite e il territorio. \nMaria Riccardi
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LOCATION:Cinema Margherita di Cuorgnè\, via Ivrea 101\, Cuorgnè\, 10082\, Italia
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SUMMARY:Silvia Argiolas
DESCRIPTION:Silvia Argiolas durante la residenza ci ha portati fin dentro il processo metabolico della sessualità in cui tutto si fa poltiglia\, dove i colori e gli innesti su tela diventano medesimo materiale organico\, cloaca di immagini\, profumo\, secrezioni\, sangue\, make up\, paillettes. La sua estetica è una ricerca sulle dinamiche della parafilia sessuale che ci conduce proprio nel mezzo del rapporto tra la natura dell’esibizionismo e i modelli culturali attraverso cui essa si veicola. Nel suo fare arte è connaturata questa ambiguità originaria e durante il suo periodo di residenza\, l’artista si è confrontata con gli artisti presenti: Elvis Spadoni\, Giacomo Modolo e Stefania Falsone.
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SUMMARY:Michela Beatrica Ferri ed Elvis Spadoni - Sacro Contemporaneo\, dialoghi sull'arte
DESCRIPTION:Venerdì 23 febbraio 2018\, ex Chiesa della SS. Trinità di Cuorgnè (TO) \nPresentazione del libro Sacro Contemporaneo\, dialoghi sull’arte dell’autrice Michela Beatrice Ferri e conversazione con l’artista Elvis Spadoni\, le cui opere sono esposte nella medesima ex Chiesa della SS Trinità\, nella mostra LO SPAZIO DEL SACRO. \nMichela Beatrice Ferri (Treviglio\, 1983)\, dottore di ricerca in Filosofia dal 2012 presso l’Università degli Studi di Milano\, è docente di Aesthetics e di Aesthetics in Sacred Art presso lo Holy Apostles College and Seminary (CT\, U.S.A.) e docente di Estetica presso la Accademia Di Belle Arti Di Brescia SantaGiulia. Le sue ricerche sono rivolte alla filosofia contemporanea\, all’estetica contemporanea\, all’estetica fenomenologica\, all’estetica teologica e all’estetica dell’arte sacra\, all’antropologia delle religioni\, all’antropologia filosofica\, all’iconografia e alla storia della Shoah. Ha dedicato la sua tesi di dottorato alla storia della ricezione della filosofia di Edmund Husserl negli Stati Uniti d’America – da cui la pubblicazione di The Reception of Husserlian Phenomenology in North America (Springer\, Contributions to Phenomenology\, 2019); e ha dedicato la sua prima monografia – intitolata Sacro Contemporaneo. Dialoghi sull’arte (Ancora Editrice\, 2016 — tradotto in lingua inglese) ad una indagine sul dialogo tra l’arte contemporanea e la fede religiosa. \n 
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LOCATION:Ex Chiesa SS Trinità Cuorgnè (TO)\, via milite Ignoto\, Cuorgnè\, Torino\, Italia
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SUMMARY:FUORI FORMA -ELVIS SPADONI
DESCRIPTION:In relazione alla mostra temporanea Lo spazio del Sacro di Elvis Spadoni presso l’ex Chiesa della SS Trinità di Cuorgnè sono stati organizzati visite e workshop per bambini e ragazzi di ogni ordine di scuola.  Il laboratorio è stato pensato dalla referente alla didattica di Areacreativa42\, Giulia Cordò\, insieme all’artista\, in modo che fosse suddiviso in due momenti: quello esplicativo-narrativo e quello pratico. \nIn un primo momento veniva spiegata agli studenti la differenza tra le grandezze di un pennello\, tra colori ad olio e tempere\,  si chiariva cosa fossero tela e telaio\, anche facendo vedere il retro di un quadro. Gli allievi erano invitati a esporre le proprie teorie e supposizioni su come avesse lavorato l’artista\, in modo da spronarli al ragionamento. \n   \nIl workshop cominciava nel momento in cui veniva narrata ai bambini una seconda storia\, un mito che non fosse rappresentato nei dipinti esposti\, ma che veniva mimato dai ragazzi dell’I.S. 25 Aprile che collaboravano con Areacreativa42 grazie all’alternanza scuola-lavoro. Il mito veniva raccontato in maniera teatrale\, ponendo gli accenti sulle scene più importanti e caricandole di intensità\, anche grazie all’uso di oggetti di scena gestiti dai figuranti che personificavano il mito; al fine della narrazione infatti\, erano gli stessi bambini a decidere le pose in cui gli attori dovevano porsi. Ogni scena doveva poi essere copiata dai giovani artisti che\, come in una classe di Accademia\, dovevano scegliere il punto di vista che più li ispirava per poterla rappresentare sul foglio. \n \n  \n 
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LOCATION:Ex Chiesa SS Trinità Cuorgnè (TO)\, via milite Ignoto\, Cuorgnè\, Torino\, Italia
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SUMMARY:Stefania Falsone
DESCRIPTION:Areacreativa42 ha ospitato Stefania Falsone\, giovane finalista dell’Art Prize CBM – IV Edizione\, in residenza d’artista dal 19 febbraio al 10 marzo 2018. \nIl progetto si è svolto intorno ai luoghi dello spettacolo nel Canavese\, ritrovi dimenticati\, in continuità con la tematica guida della IV Edizione del Premio “Forma e materia dell’attesa”. \nLa residenza si è conclusa con la mostra pop-up Giù il sipario!\, allestita il 26 maggio presso le sale di Casa Toesca\, e con la mostra-evento del 29 maggio in collaborazione con la rassegna cinematografica “Duè città al cinema” ospitata dal Cinema Margherita di Cuorgnè. \n  \n \n  \n  \n 
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SUMMARY:Giacomo Modolo
DESCRIPTION:In residenza tra febbraio e marzo 2018\, l’artista Giacomo Modolo. \nE’ la seconda volta che Giacomo Modolo collabora con Areacreativa42 per un progetto di residenza d’artista. Questa volta il progetto è stato arricchito dalla compresenza di Elvis Spadoni\, Silvia Argiolas e Stefania Falsone. Gli artisti si sono confrontati sulle tematiche della collaborazione nel sistema arte e del ruolo dell’artista. Giacomo Modolo ha iniziato a lavorare sul ciclo delle “Orme del lupo” che “rappresenta un momento personale di grande intimità e ricerca pittorica. Il lupo\, più volte presente nei miei ultimi lavori\, aleggia nello spazio come una presenza\, sola e in cerca del suo branco perduto. Nel mio immaginario esso si fa simbolo\, diventando lo stemma di un lato umano che da sempre considero nella mia ricerca artistica. Solitudine e insicurezza che si mescolano a orgoglio e ferocia\, lasciando spazio alla bellezza che nasconde meschinità. Contraddizioni che popolano la mia pittura solitamente con figure umane ciniche e drammatiche che\, sulle orme del lupo\, trovano il loro manifesto estetico e metaforico.\nIn continua contraddizione anche il linguaggio pittorico formato da pennellate in costante dialogo tra forma e astrazione\, gesto e geometrie\, così come le continue sovrapposizioni di pennellate che danno alla luce gli equilibri precari sui quali si reggono l’immagine e la composizione.” Da questo ciclo è nata un’opera finalista nell’edizione 2019 del Premio Combat per la sezione pittura. \n 
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