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SUMMARY:Cristina Cusani
DESCRIPTION:Cristina Cusani\, in Residenza a casa Toesca dal 15 al 28 settembre\, è un’artista napoletana che utilizza la fotografia come mezzo.\nCi racconta in un’intervista sul suo lavoro:\n“Solitamente lavoro sul residuo\, sulla traccia\, su ciò che resta nel passare del tempo\, sulla stratificazione e sulla memoria. Nella mia ricerca utilizzo la fotografia\, che solitamente ha la funzione di fermare il tempo e mantenere il ricordo\, come mezzo per stravolgere il concetto di tempo e investigare la vericidità della memoria. In questo caso sono partita da questa casa\, in cui mi trovo e in cui è molto visibile il concetto di memoria\, di stratificazione del tempo\, e del passaggio di tutti gli artisti che vi hanno risieduto\, grazie al quale posso analizzare il rapporto tra la percezione e la memoria. Quindi la realtà di quello che è successo nel passato e la percezione di come questo passato arrivi nel presente.”  \nDopo la laurea in Scienze della Comunicazione all’università La Sapienza di Roma si dedica allo studio della fotografia prima all’University of the Arts\, London College of Communicationa Londra\, successivamente all’Outside School a Roma e all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Espone in alcune mostre collettive tra cui l’XI Premio Cairo a Milano. Nel 2012 segue il Laboratorio Irregolare\, master class di due anni con Antonio Biasiucci da cui è nata la mostra itinerante Epifanie\, esposta anche durante la XIII edizione del Fotografia – Festival Internazionale di Roma e al SIFest di Savignano sul Rubicone. Nel 2015 viene invitata per la residenza d’artista BoCs Art dove realizza due opere per il Bocs Art Museum di Cosenza. E’ finalista di importanti premi come il Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee e Un’opera per il Castello ed entra a far parte di alcune collezioni di arte contemporanea come Imago Mundi Art e Dimensione Fragile della Biblioteca Vallicelliana di Roma. Nel 2017 vince il Premio Sidicini per l’Arte Contemporanea e nel 2018 vince il Premio Residenza alla Fondazione Bevilacqua la Masa. \nNella sua indagine fotografica utilizza le esperienze quotidiane come punto di partenza per analizzare il significato dell’essere umani partendo da un’analisi personale che si traduce nell’espressione di temi universali. Nelle sue opere la finzione e la realtà s’incontrano\, i significati cambiano\, il passato e il presente diventano una cosa sola. Utilizzando un linguaggio poetico e talvolta metaforico\, realizza fotografie che sono leggibili su più livelli e portano lo spettatore ad interrogarsi\, creando in chi guarda una reazione in equilibrio tra il riconoscimento e l’alienazione. Il suo percorso artistico è caratterizzato da una grande sperimentazione di tecniche fotografiche\, ma la sua ricerca vuole andare oltre il mezzo utilizzato e per questo comincia ad ampliare i suoi orizzonti artistici progettando opere/installazioni site-specific. \nAttualmente vive e lavora tra Napoli e Roma.
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SUMMARY:Luca Freschi per Sculpture Line
DESCRIPTION:Areacreativa42 partecipa con la sua sede di Casa Toesca al circuito internazionale Sculpture Line\, ospitando un’opera dell’artista Luca Freschi. In occasione della sua installazione Luca è stato in residenza presso Casa Toesca per alcuni giorni. \n  \nCariatidi \nSolenni e come sospese nel tempo si stagliano\, nel silenzio\, le Cariatidi di Luca Freschi. Figure altissime e fragili allo sguardo\, austere e smisuratamente immobili\, esse nascono dal gesto attento e sincero dell’artista che in queste opere\, con un’ammirevole cura\, ha fatto dell’equilibrio l’esercizio più alto del suo gesto creativo. Paiono un gioco queste opere e forse in parte lo sono mentre ricordano il gesto del bambino che in riva alla spiaggia raccoglie la finissima sabbia umida d’acqua e crea guglie\, spingendo fino al limite estremo l’ornamento dei castelli costruiti in riva al mare. Eppure\, se di gioco si tratta – con tutta la serietà che\, giustamente\, esso esige – qui la misura è quella dell’arte nella quale alla vena ironica e scanzonata si affianca la determinazione di chi nella vita ha scelto la strada ardua e appassionata della bellezza. Queste alte figure hanno un sapore antico e accolgono nella loro ostentata verticalità elementi della tradizione come busti di statue\, capitelli\, frammenti di colonne o lucidi teschi\, ai quali l’artista associa grandi o piccoli vasi dalle forme e colori sempre nuovi che recano in sé la ricchezza dei mondi e delle culture di cui portano il segno. E proprio i vasi\, talvolta sfacciatamente e smisuratamente kitsch\, nel loro voluto ribaltamento delle forme – perché potresti non sapere più quale sia il dritto e quale il rovescio\, l’alto o il basso di questi eleganti ready made – sono l’elemento più sconcertante delle Cariatidi. Essi\, infatti\, recano il segno potente della fugacità nell’essere\, a loro modo\, un memento mori nella piena e incessante fragilità di cui sono testimoni e perché in essi i fiori mai più potranno dare sfoggio della loro opulenza. Sono struggenti le Cariatidi e in questa loro dolce malinconia rientrano a pieno titolo in quella riflessione delicata e onesta sulla vita e sulla sua caducità così cara alla poetica di Freschi. \nGiovanni Gardini \n  \n 
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SUMMARY:Yoon Il Kwon
DESCRIPTION:L’artista Yoon Il Kwon è stato in residenza da Areacreativa42 a marzo 2019 in occasione della sua mostra torinese da CRAG Gallery. \nNel corso della sua residenza è stato tenuto un momento di formazione con un conversazione con il giovane curatore Giorgio Bena ed un workshop di tecniche calcografiche con Marco Spampinato durante il quale l’artista ha raccontato la natura teorica e pratica del suo lavoro con le tecniche di stampa\, realizzando anche delle prove d’artista di fronte ad un pubblico illustrando i passaggi del proprio lavoro. \nPer maggiori info leggi la recensione su Outsiders Webzine. \nVestige of seeing: il valore della memoria nell’opera di Yoon Il Kwon\nDal 21 marzo al 27 aprile CRAG Gallery ospita Vestige of Seeing\, personale di un artista in grado di raccontare la bellezza di quello che abbiamo perso senza nemmeno renderci conto di averlo mai avuto. \nsu OUTSIDERS Webzine \n_di Giorgio Bena \nYoon Il Kwon è un artista sudcoreano di 29 anni che\, nonostante una certa timidezza\, con la forza del suo lavoro è in grado di dire tutto ciò che c’è bisogno di dire. Ho conosciuto Yoon durante l’inaugurazione della sua mostra\, ma ho anche avuto il piacere di condurre una “conversation” con lui all’interno di un workshop organizzato dall’associazione Areacreativa42\, durante la quale ho avuto la possibilità di approfondire insieme ai partecipanti diversi aspetti estetici e tecnici del suo lavoro. \nYoon è in particolare un esperto di tecniche di stampa\, nelle quali si sta specializzando al Royal College of Arts di Londra\, ed i lavori che compongono Vestige of seeing dimostrano tutta la sua padronanza di questo linguaggio nelle sue varie declinazioni. \nLe opere presentate si dividono in tre nuclei che corrispondono ad altrettanti approcci tecnici ed estetici\, indicatori eccellenti della giovane età dell’artista che danno anche ragione della sana tensione sperimentale che anima il suo lavoro\, ma che Yoon riesce comunque a convogliare organicamente all’interno di una medesima ricerca tematica incentrata sul ricordo e sulla memoria come luogo di meditazione riflessiva sul passato e chiave di lettura\, di interpretazione e di interazione con il presente e con il futuro. \n“Fast paced society” – letteralmente società “a passo veloce” – è un’espressione che ricorre diverse volte durante la mia conversazione con Yoon\, come qualcosa che lui intende in qualche modo combattere con il proprio lavoro: sia nel tipo con le tecniche che utilizza\, legate a tempi di lavoro lenti e misurati\, che nei temi che sceglie di trattare\, che non solo scavano nel passato ma rievocano momenti di semplicità\, serenità e contemplazione\, l’artista sembra contrapporsi con serafica determinazione ad un contesto sociale che impone una forsennata ricerca di esperienze da consumare senza mai il tempo di assaporarne le sfumature. \nNella serie The Path of Eyes per esempio mescola supporti differenti (in particolare applicando tessere di vetro su cui sono impressi alcuni negativi su di una stampa fotografica) per comporre dei mosaici che raccontano i suoi viaggi non attraverso le classiche immagini “souvenir”\, ma attraverso la semplicità di oggetti/soggetti che acquisiscono valore in quanto testimonianze di momenti significativi per la storia personale dell’individuo. \nAi ricordi d’infanzia dell’artista si riconducono invece le opere della serie The Movement in the Space\, animate però da una riflessione che riesce ad agire nella sfera dell’archetipico. Queste incisioni\, oggetto del workshop condotto dall’artista\, rappresentano infatti alcuni bambini intenti a giocare\, i cui movimenti sono resi tramite un procedimento di stampa in più passaggi basato sulla progressiva perdita di inchiostro della matrice\, che spostandosi sul foglio ad ogni fase produce un risultato che ricorda da vicino gli studi fotografici sul movimento di Eadweard Muybridge\, impreziositi però dalla progressiva perdita di definizione della forma che testimonia in qualche modo l’azione del tempo sul ricordo. \nIl valore archetipico di questo lavoro consiste nel fatto che i bambini che popolano le sue incisioni sono del tutto anonimi\, e durante il workshop sono state diverse le persone a rivedere\, con una certa commozione\, dei frammenti della propria vita in quelle immagini così semplici e delicate. \nEmerge in questo un aspetto fondamentale del lavoro di Yoon\, ovvero la volontà dichiarata di rievocare con i suoi lavori le memorie altrui\, fare in modo che altri si possano riconoscere nelle sue opere che non vogliono essere autobiografiche\, ma raggiungere una universalità del ricordo: \n“I miei ricordi sono degli strumenti che uso per le mie opere\, ma voglio arrivare ad usare i ricordi degli altri” è stata una delle frasi che mi hanno colpito di più del suo pensiero artistico. \nQuesta visione presenta implicazioni che potrebbero produrre interessanti contaminazioni con il lavoro sicuramente più impattante della mostra\, Memory\, composto da blocchi di fazzoletti di carta sui cui lati l’artista ha serigrafato i volti dei suoi compagni di scuola presi da una vecchia foto. Molti di questi volti – mi racconta – a causa del tempo passato gli apparivano ormai estranei: questo lo ha portato ad elaborare considerazioni amare sul potere dell’immagine come fonte del ricordo\, che ha concretizzato in questi ritratti che sono frammentati ed irregolari\, e ci parlano dell’ineluttabilità della disgregazione dei nostri ricordi\, e della necessità di agire attivamente per preservarli. \nSarà interessante scoprire se e come l’artista riuscirà ad elaborare questo lavoro per portarlo in una sfera universale in grado di creare quell’empatia che ho visto penetrare fortemente nella sfera emotiva di chi si è confrontato in maniera aperta con le sue opere\, e che a mio parere rappresenta forse il vero punto di forza della sua ricerca. \nPer ora non ci resta che aspettare e cogliere l’occasione ad avere a portata di mano il lavoro di un artista di questo livello\, che ha tutto il potenziale per diventare – e forse già è – uno dei nomi da osservare con attenzione nel prossimo futuro.
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SUMMARY:ART BITS: stagione 1
DESCRIPTION:Da dicembre 2018 a marzo 2019\, Areacreativa42 ha ospitato quattro brevi conferenze con i membri del progetto Giovani Curatori.\nQueste lezioni sono state pensate per guidare il pubblico alla scoperta dei linguaggi artistici del contemporaneo – e non solo – attraverso brevi incontri tematici curati e condotti da studenti\, studiosi e artisti. Un percorso semplice ed essenziale per avvicinarsi al mondo dell’arte scoprendo i metodi e i processi degli artisti\, il loro modo di pensare e i diversi modi di esprimerlo. Il primo passo verso una profonda comprensione dei linguaggi artistici e dei loro significati. \n#episode 1: Natura morta\, natura viva\nIntroduzione al tema della natura attraverso i secoli con il giovane curatore Andre Fenu. \n#episode 2: Nascosto in piena vista. Il significato segreto delle immagini\nUn percorso per scoprire in che modo gli artisti giocano con simboli e allegorie per nascondere i messaggi all’interno delle loro opere con la giovane curatrice Giulia Cordò. \n#episode 3: Prodigium. Il mostruoso nell’arte\nDemoni\, mostri\, strane creature e allegorie della morte possono essere trovati sparsi in tutta la storia dell’arte.\nLa giovane curatrice Miriam Bruno ci aiuta a scoprire le loro radici e il loro uso simbolico. \n#episode 4: incontro con Yoon Il Kwon\nWorkshop di stampa (con il nostro collaboratore Marco Spampinato) e intervista (a cura del giovane curatore Giorgio Bena) con l’artista vincitore di “The solo project” di Chiara Williams Contemporary (London Art Fair 2019).
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SUMMARY:NATURA ASTRATTA\, NATURA FIGURATIVA
DESCRIPTION:Natura Astratta\, Natura Figurativa è il nome che abbiamo scelto per la visita guidata all’Esposizione De Natura a Villa Vallero. \n \nLa scelta si basa sul concetto che in mostra fossero esposte sia opere figurative\, che astratte\, dunque la visita è stata condotta come una lezione socratica con l’intento di far sì che gli studenti comprendessero da soli le differenze tra le opere e cercassero di spiegarle\, a proprie parole. \nQuesto tipo di didattica attiva è stato messo in pratica sia con le classi dei più piccini\, i bambini di prima e seconda elementare\, che anche con gli studenti più grandi: i ragazzi di seconda liceo.
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SUMMARY:Daniele Fabiani
DESCRIPTION:L’artista Daniele Fabiani è stato in residenza presso Casa Toesca dal 4 al 17 novembre 2018\, in occasione della mostra “De Natura”. \nDurante questo periodo ha realizzato un progetto installativo nel cortile del municipio di Rivarolo Canavese. \nDal recupero di un vecchio ombrellone ormai in disuso che ormeggiava intorno alle mura esterne della sua cascina in montagna\, Daniele Fabiani\, con un’operazione quasi dadaista\, inserisce questo objet trouvé in un luogo pubblico con l’intenzione di suggestionare l’immaginazione dei presenti\, chiamati qui a interagire con la struttura lignea\, le figure organiche e l’esplicito richiamo alla natura del Canavese. \nSulle asticelle dell’ombrellone sono riportate su polietilene delle forme vegetali di stampo realistico che si dispiegano come pagine di un libro aperto. Questi segni grafici di colore blu vanno letti con la stessa attenzione che si rivolge alla lettura\, al fine di permettere un avvicinamento e un’interazione diretta del pubblico con l’artefatto. \nCon questo intervento l’artista vuole definire un rapporto organico fra l’astante e l’installazione attraverso l’interazione umana e la percezione falsata della forza di gravità: sono le corde a sostenere l’opera oppure è la stessa opera che si autosostiene? Sono le forze contrastanti della natura a sostenere le architetture dell’uomo o viceversa? O come\, più poeticamente\, suggerisce lo stesso Fabiani “il legno si relaziona alle corde come una zattera ormai all’osso\, in un equilibrio verticale”. \n— \nDaniele Fabiani (n. 1988 a Berzo Inferiore\, Brescia) vive e lavora tra la Val Camonica e Milano. \nNel 2013 ha conseguito la Laurea Specialistica arti visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera\, Milano. Tra le sue mostre più recenti Iperuranio\, Galleria Daniele Agostini\, Lugano\, CH (2018); Dopo la tempesta\, casa degli artisti\, Bienno\, IT (2017); Segni contemporanei\, Castello Odolfredi\, Iseo\, IT (2016); Cyclope\, identités mediterranéennes\, Paris\, FR (2015); Ecoismi\, l’uomo e le vie della natura\, Isola Borromeo\, Cassano d’Adda\, IT (2015).
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SUMMARY:SHORT CONFERENCE PER GLI STUDENTI: LA PERFORMANCE
DESCRIPTION:In seguito all’allestimento della mostra Entropia presso Casa Toesca\, gli studenti delle scuole medie del territorio sono stati invitati ad una short conference tenuta dal giovane curatore Andrea Fenu sul tema della Performance. \nLa tematica della conferenza è stata scelta in rapporto al lavoro dell’artista ceco\, Matej Frank\, che passando il mese di luglio 2018 in Residenza d’Artista tra Torino e Rivarolo\, ha riscontrato nella performance l’espressione d’arte migliore per rappresentare il fenomeno dell’Entropia: l’equilibrio in un sistema apparentemente pervaso dal caos. \nGli studenti hanno visitato la mostra ed ascoltato il curatore\, che ha poi spostato l’attenzione sulla nascita del fenomeno artistico della performance e sulla più grande performancer ad oggi esistente: Marina Abramovic\, esponendo come questa espressione artistica possa dare risultati sempre differenti in base a ciò che l’artista voglia comunicare.
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SUMMARY:SEGNI LUCI COLORI - Visita guidata interattiva
DESCRIPTION:In occasione della mostra Segni Luci Colori le porte di Villa Vallero\, sede dell’esposizione\, si sono spalancate per gli studenti della città di Rivarolo Canavese. La visita guidata era incentrata sulla comprensione del concetto di SPAZIO\, interpretato in maniera estremamente diversa dai tre artisti esponenti. Grazie alle opere in mostra i bambini hanno potuto imparare la differenza tra differenti tecniche pittoriche e ampliare i propri orizzonti sul concetto di opera d’arte\, che comprende anche le installazioni luminose.  \nVisitando una sala alla volta\, gli studenti venivano invitati a ragionare sulla differenza di stile\, di materiale e di tecnica\, ma anche sulle caratteristiche coeve ad ogni stanza; nell’ultima sala\, dedicata all’installazione luminosa\, i bambini hanno potuto vedere gli effetti di un’opera tridimensionale\, ed hanno imparato la differenza tra un dipinto ed un’opera site-specific. \n \nIn accordo col programma scolastico\, non sono mancati i rimandi alla definizione di spazio\, area\, territorio ed ambiente\, antropico nei dipinti di Enzo Gagliardino\, naturale nelle tele di Giorgio Ramella e visuale nell’installazione di Johannes Pfeiffer.
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SUMMARY:Johannes Pfeiffer
DESCRIPTION:Johannes Pfeiffer è originario di Ulm\, in Germania\, e dalla metà degli anni ’80 è un artista visuale: liberandosi\, come piace raccontare a lui\, dalla durezza del marmo\, ha dato il via alla creazione di installazioni d’arte. \nLe sue installazioni sono tipicamente site-specific\, in quanto acquisiscono significato solo se poste nel contesto architettonico per le quali sono state pensate o create\, come nel caso dell’opera che Rivarolo Canavese ha avuto la fortuna di accogliere nel cortile interno del municipio della città. \nLavorando con lo spazio datogli dal territorio\, Pfeiffer ha creato a poco a poco “Navis Refugium petentium”: un’opera contemporanea che vuole raccontare un dramma che la nostra era vede nel quotidiano\, il tutto attraverso un tronco lungo sei metri e scavato. In questo modo esso prende la forma di una barca allungata\, dalla quale  partono ottantotto cavi che tendono verso un unico punto di fuga\, uniti\, come dovrebbero essere tutti gli uomini. \n  \n 
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SUMMARY:Rotaract - Serata per il passaggio delle consegne
DESCRIPTION:Sabato 30 Giugno\, ore 21\, Casa Toesca \nSerata dedicata al passaggio delle consegne per i giovani membri del Rotaract di Rivarolo Canavese.
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SUMMARY:Margherita Oggero - Presentazione del romanzo "Non fa niente"
DESCRIPTION:Venerdì 29 Giugno 2018\, ore 21\, Casa Toesca \nPresentazione di Non fa niente\, della scrittrice torinese Margherita Oggero\, con conversazione tra l’autrice e i membri del Circolo dei Lettori di Rivarolo Canavese. \n 
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SUMMARY:Matej Frank
DESCRIPTION:Matej Frank è un artista visuale polacco\, classe 1989\, lavora a Wrocław in Polonia e vive a Opava\, in Repubblica Ceca. \nIl  progetto di residenza si è svolto  in collaborazione con Associazione Barriera nel cui spazio ha potuto realizzare la performance “Entropia”. \nLa performance\, che nasce come tributo alla Galleria d’arte “Galeria Entropia” di Wrocław\, e’ stata trasmessa in streaming dalla sala di Associazione Barriera alla galleria polacca; l’artista ha dedicato la sua opera al trentesimo anno di attività della galleria\, ogni suo aspetto è studiato in modo che sia una performance chiaramente leggibile e descrittiva del fenomeno dell’entropia. \nIl metodo di lavoro di Matej Frank è molto semplice e allo stesso tempo impegnativo e complesso: le sue opere\, che siano azioni\, sculture\, pitture\, partano tutte dall’idea di fondo di raccontare un determinato fenomeno\, una determinata esperienza. L’artista trova nel mondo e nei suoi mutamenti la fonte primaria del suo lavoro: si occupa dello spazio in relazione al tempo\, al movimento\, al corpo e al suono. \nPer la performance “Entropia” Matej ha tratto ispirazione anzitutto dal libro “A Brief History of Time” di Stephen Hawking\, che lo ha portato ad interessarsi ad una trasposizione visuale del fenomeno dell’entropia\, la misura del grado di equilibrio raggiunto da un sistema in un dato momento.  \nNella realizzazione dell’opera ad Associazione Barriera\, l’artista ha scelto di dipingere sul muro 1.500 punti bianchi e neri (numero non casuale\, ma che rappresenta la cifra di ogni evento da 30 anni a questa parte della Galeria Entropia)\, cancellandoli e sostituendoli di volta in volta\, fino ad arrivare all’equilibrio perfetto tra i due colori. \nL’atto performativo ha iniziato ad interessare Matej dopo la scultura\, il suo media preferito: il movimento nello spazio è un ottimo mezzo per un artista visuale che vuole esplorare nuovi tipi di comunicazione in correlazione con le strutture\, che possono essere aperte all’improvvisazione o precedentemente preparate\, come in questo caso\, anche con l’aiuto di disegni che illustrano quello che avverrà\, il risultato che si vuole raggiungere.  \nQuello che interessa a Matej è il linguaggio visuale\, prendere un dato fenomeno e trasporlo\, tradurlo per chi guarda. \nL’arte di Matej è il suo modo di guardare il mondo\, un punto di vista universale ma prettamente soggettivo\, che può essere condiviso e dà spazio a diverse interpretazioni: “La mia arte si può capire su diversi livelli\, non nascondo il significato del mio lavoro”.
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SUMMARY:GIU' IL SIPARIO!
DESCRIPTION:La mostra fotografica Giù il Sipario!\, progetto fotografico di Stefania Falsone\, diviene uno spunto per far ragionare gli studenti su cosa significhi oggi fare fotografia\, come lavora un artista che deve fotografare tanti aspetti diversi e raccordarli in un unico progetto omogeneo? Come si fa a scattare delle foto parlanti? \nQueste tematiche\, insieme ai pensieri cari alla Falsone (l’abbandono\, il decadimento e la modifica di luoghi di spettacolo un tempo in auge) sono stati affrontati in una discussione con gli studenti\, a cui è seguito un laboratorio pratico. I ragazzi avevano il compito di ricercare un tema e scattare una foto che lo raccontasse al meglio; sono state scelte tematiche quali l’amicizia\, la natura e il tempo che passa\, ispirate anche grazie al contesto prezioso di Casa Toesca\, luogo in cui il laboratorio ha avuto luogo. \n \nLe fotografie sono state stampate in loco\, mentre gli studenti hanno creato un intreccio di fili rossi tra le sale in cui era esposta la mostra\, facendo passare il gomitolo rosso di mano in mano\, attraverso porte\, finestre e termosifoni\, hanno legato il proprio lavoro di “fotografi per un giorno” a quello della Falsone; una volta stampate le immagini sono state appese al fil rouge\, che univa così tutte le foto parlanti della sala.
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DESCRIPTION:La mostra fotografica Giù il Sipario!\, progetto fotografico di Stefania Falsone\, diviene uno spunto per far ragionare gli studenti su cosa significhi oggi fare fotografia\, come lavora un artista che deve fotografare tanti aspetti diversi e raccordarli in un unico progetto omogeneo? Come si fa a scattare delle foto parlanti? \nQueste tematiche\, insieme ai pensieri cari alla Falsone (l’abbandono\, il decadimento e la modifica di luoghi di spettacolo un tempo in auge) sono stati affrontati in una discussione con gli studenti\, a cui è seguito un laboratorio pratico. I ragazzi avevano il compito di ricercare un tema e scattare una foto che lo raccontasse al meglio; sono state scelte tematiche quali l’amicizia\, la natura e il tempo che passa\, ispirate anche grazie al contesto prezioso di Casa Toesca\, luogo in cui il laboratorio ha avuto luogo. \n \nLe fotografie sono state stampate in loco\, mentre gli studenti hanno creato un intreccio di fili rossi tra le sale in cui era esposta la mostra\, facendo passare il gomitolo rosso di mano in mano\, attraverso porte\, finestre e termosifoni\, hanno legato il proprio lavoro di “fotografi per un giorno” a quello della Falsone; una volta stampate le immagini sono state appese al fil rouge\, che univa così tutte le foto parlanti della sala.
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SUMMARY:Stefania Falsone - Mostra evento Giù il sipario!
DESCRIPTION:Mostra evento della giovane fotografa catanese Stefania Falsone \n  \nCasa Toesca apre le porte a Stefania Falsone e al suo elaborato fotografico prodotto durante il periodo di Residenza d’artista. Stefania è una finalista della IV edizione di Art Prize CBM e questo progetto si inserisce in un discorso che prende le mosse dalla tematica prescelta per l’ultima edizione del Premio: Forme e materie dell’attesa. Quello che Marco Petrocchi ha definito «lo spettacolo dell’oblio» mette in scena lo stato di abbandono\, o di parziale abbandono\, in cui versano alcuni luoghi dello spettacolo dislocati in due cittadine del Canavese: il teatro Patronale e il teatro S.S. Annunziata di Rivarolo C.se\, il cinema Perona e il teatro Comunale di Cuorgnè. L’occhio di Stefania si fa strada tra ciò che resta\, incedendo con lentezza e preservando l’equilibrio che si è impadronito di questi edifici ormai dismessi dalla loro funzione originaria. L’artista cerca di tradurre in fotografia le storie che le vengono raccontate dalle poltrone consumate\, dalle pareti senza intonaco\, dai frammenti dei manifesti. Il tempo che scorre implacabilmente su questi spazi è immaginario e concreto al tempo stesso: è illusione di una realtà negata dalla realtà stessa. Il tempo è impotenza. Le pareti e gli oggetti accatastati sono i soli testimoni impassibili di uno spettacolo logorante. Eppure\, se si presta attenzione\, nell’assordante silenzio riecheggia ancora il brusio della vita che li animava. L’intento è quello di catturare “la silenziosa delicatezza” con cui la vita\, custodita dall’involucro delle pareti\, continua a pulsare. «Aspettare è un’imposizione. Eppure è l’unica cosa che ci fa percepire fisicamente il logorìo del tempo e ce ne fa conoscere le promesse»\, scriveva Andrea Köhler nel suo saggio L’arte dell’attesa. È quello che accade a questi luoghi\, inermi\, in attesa che qualcosa accada. La mostra è il momento di veri ca del lavoro svolto nel periodo di incontro tra la personalità creativa di Stefania e il territorio del Canavese. Il progetto rappresenta ancora una volta un momento di sperimentazione\, volto a stimolare una riflessione sul rapporto immagine-memoria-significato\, calando l’artista in una realtà del tutto estranea. Partendo dal percorso estetico intrapreso da Stefania durante il premio\, si è pensato di recuperare da un lato la cifra stilistica dell’opera in concorso (ossia la presenza di una figura femminile che dialoga con l’ambiente circostante)\, dall’altro la riflessione sul tempo. Questa volta però la giovane fotografa doveva fare i conti con una dimensione di tempo e attesa lontana da quella che era stata la stanza da lei allestita a servizio del tema da sviluppare. Il progetto attuale\, viceversa\, la costringeva a misurarsi con luoghi che hanno alle spalle un vissuto collettivo\, il quale resiste ancora oggi nelle varie forme dell’abbandono. La s da era riuscire a superare questi due scogli: l’ambiente a lei totalmente estraneo\, e il confrontarsi con spazi che appartengono alla comunità da decenni. Un approccio inedito\, utile a migliorare il bagaglio di una carriera ancora tutta da formare. La residenza d’artista riconferma quindi l’obiettivo e la volontà di indurre a una crescita esperienziale che possa arricchire reciprocamente l’artista ospite e il territorio. \nMaria Riccardi
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LOCATION:Cinema Margherita di Cuorgnè\, via Ivrea 101\, Cuorgnè\, 10082\, Italia
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SUMMARY:Silvia Argiolas
DESCRIPTION:Silvia Argiolas durante la residenza ci ha portati fin dentro il processo metabolico della sessualità in cui tutto si fa poltiglia\, dove i colori e gli innesti su tela diventano medesimo materiale organico\, cloaca di immagini\, profumo\, secrezioni\, sangue\, make up\, paillettes. La sua estetica è una ricerca sulle dinamiche della parafilia sessuale che ci conduce proprio nel mezzo del rapporto tra la natura dell’esibizionismo e i modelli culturali attraverso cui essa si veicola. Nel suo fare arte è connaturata questa ambiguità originaria e durante il suo periodo di residenza\, l’artista si è confrontata con gli artisti presenti: Elvis Spadoni\, Giacomo Modolo e Stefania Falsone.
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SUMMARY:Michela Beatrica Ferri ed Elvis Spadoni - Sacro Contemporaneo\, dialoghi sull'arte
DESCRIPTION:Venerdì 23 febbraio 2018\, ex Chiesa della SS. Trinità di Cuorgnè (TO) \nPresentazione del libro Sacro Contemporaneo\, dialoghi sull’arte dell’autrice Michela Beatrice Ferri e conversazione con l’artista Elvis Spadoni\, le cui opere sono esposte nella medesima ex Chiesa della SS Trinità\, nella mostra LO SPAZIO DEL SACRO. \nMichela Beatrice Ferri (Treviglio\, 1983)\, dottore di ricerca in Filosofia dal 2012 presso l’Università degli Studi di Milano\, è docente di Aesthetics e di Aesthetics in Sacred Art presso lo Holy Apostles College and Seminary (CT\, U.S.A.) e docente di Estetica presso la Accademia Di Belle Arti Di Brescia SantaGiulia. Le sue ricerche sono rivolte alla filosofia contemporanea\, all’estetica contemporanea\, all’estetica fenomenologica\, all’estetica teologica e all’estetica dell’arte sacra\, all’antropologia delle religioni\, all’antropologia filosofica\, all’iconografia e alla storia della Shoah. Ha dedicato la sua tesi di dottorato alla storia della ricezione della filosofia di Edmund Husserl negli Stati Uniti d’America – da cui la pubblicazione di The Reception of Husserlian Phenomenology in North America (Springer\, Contributions to Phenomenology\, 2019); e ha dedicato la sua prima monografia – intitolata Sacro Contemporaneo. Dialoghi sull’arte (Ancora Editrice\, 2016 — tradotto in lingua inglese) ad una indagine sul dialogo tra l’arte contemporanea e la fede religiosa. \n 
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LOCATION:Ex Chiesa SS Trinità Cuorgnè (TO)\, via milite Ignoto\, Cuorgnè\, Torino\, Italia
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SUMMARY:FUORI FORMA -ELVIS SPADONI
DESCRIPTION:In relazione alla mostra temporanea Lo spazio del Sacro di Elvis Spadoni presso l’ex Chiesa della SS Trinità di Cuorgnè sono stati organizzati visite e workshop per bambini e ragazzi di ogni ordine di scuola.  Il laboratorio è stato pensato dalla referente alla didattica di Areacreativa42\, Giulia Cordò\, insieme all’artista\, in modo che fosse suddiviso in due momenti: quello esplicativo-narrativo e quello pratico. \nIn un primo momento veniva spiegata agli studenti la differenza tra le grandezze di un pennello\, tra colori ad olio e tempere\,  si chiariva cosa fossero tela e telaio\, anche facendo vedere il retro di un quadro. Gli allievi erano invitati a esporre le proprie teorie e supposizioni su come avesse lavorato l’artista\, in modo da spronarli al ragionamento. \n   \nIl workshop cominciava nel momento in cui veniva narrata ai bambini una seconda storia\, un mito che non fosse rappresentato nei dipinti esposti\, ma che veniva mimato dai ragazzi dell’I.S. 25 Aprile che collaboravano con Areacreativa42 grazie all’alternanza scuola-lavoro. Il mito veniva raccontato in maniera teatrale\, ponendo gli accenti sulle scene più importanti e caricandole di intensità\, anche grazie all’uso di oggetti di scena gestiti dai figuranti che personificavano il mito; al fine della narrazione infatti\, erano gli stessi bambini a decidere le pose in cui gli attori dovevano porsi. Ogni scena doveva poi essere copiata dai giovani artisti che\, come in una classe di Accademia\, dovevano scegliere il punto di vista che più li ispirava per poterla rappresentare sul foglio. \n \n  \n 
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LOCATION:Ex Chiesa SS Trinità Cuorgnè (TO)\, via milite Ignoto\, Cuorgnè\, Torino\, Italia
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SUMMARY:Stefania Falsone
DESCRIPTION:Areacreativa42 ha ospitato Stefania Falsone\, giovane finalista dell’Art Prize CBM – IV Edizione\, in residenza d’artista dal 19 febbraio al 10 marzo 2018. \nIl progetto si è svolto intorno ai luoghi dello spettacolo nel Canavese\, ritrovi dimenticati\, in continuità con la tematica guida della IV Edizione del Premio “Forma e materia dell’attesa”. \nLa residenza si è conclusa con la mostra pop-up Giù il sipario!\, allestita il 26 maggio presso le sale di Casa Toesca\, e con la mostra-evento del 29 maggio in collaborazione con la rassegna cinematografica “Duè città al cinema” ospitata dal Cinema Margherita di Cuorgnè. \n  \n \n  \n  \n 
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SUMMARY:Giacomo Modolo
DESCRIPTION:In residenza tra febbraio e marzo 2018\, l’artista Giacomo Modolo. \nE’ la seconda volta che Giacomo Modolo collabora con Areacreativa42 per un progetto di residenza d’artista. Questa volta il progetto è stato arricchito dalla compresenza di Elvis Spadoni\, Silvia Argiolas e Stefania Falsone. Gli artisti si sono confrontati sulle tematiche della collaborazione nel sistema arte e del ruolo dell’artista. Giacomo Modolo ha iniziato a lavorare sul ciclo delle “Orme del lupo” che “rappresenta un momento personale di grande intimità e ricerca pittorica. Il lupo\, più volte presente nei miei ultimi lavori\, aleggia nello spazio come una presenza\, sola e in cerca del suo branco perduto. Nel mio immaginario esso si fa simbolo\, diventando lo stemma di un lato umano che da sempre considero nella mia ricerca artistica. Solitudine e insicurezza che si mescolano a orgoglio e ferocia\, lasciando spazio alla bellezza che nasconde meschinità. Contraddizioni che popolano la mia pittura solitamente con figure umane ciniche e drammatiche che\, sulle orme del lupo\, trovano il loro manifesto estetico e metaforico.\nIn continua contraddizione anche il linguaggio pittorico formato da pennellate in costante dialogo tra forma e astrazione\, gesto e geometrie\, così come le continue sovrapposizioni di pennellate che danno alla luce gli equilibri precari sui quali si reggono l’immagine e la composizione.” Da questo ciclo è nata un’opera finalista nell’edizione 2019 del Premio Combat per la sezione pittura. \n 
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SUMMARY:Elvis Spadoni
DESCRIPTION:Elvis Spadoni nasce a Urbino nel 1979. Vive e lavora a Santarcangelo di Romagna. \nL’artista Elvis Spadoni è stato in residenza nella sede di Areacreativa42\, Casa Toesca a Rivarolo\, dal 10 febbraio al 11 marzo 2018: durante questo periodo la popolazione del territorio è stata invitata più volte a visitare l’atelier ed a partecipare ai workshop. \nContemporaneamente è stata realizzata la mostra “Lo Spazio del sacro” nata dalla collaborazione tra Areacreativa42 e la Città di Cuorgnè. In occasione della mostra Elvis Spadoni ha realizzato un’opera nella ex chiesa ed il pubblico ha potuto seguirne lo stato di avanzamento fino al termine.\nLa mostra\, curata dall’Associazione Areacreativa42 in stretto dialogo con l’artista\, era  accompagnata da laboratori rivolti agli studenti delle scuole del territorio\, incentrati sulla pratica del disegno della figura umana\, una pratica molto importante all’interno del lavoro di Elvis Spadoni.\nLe opere in mostra erano  parte di un ciclo dedicato a soggetti biblici e mitologici\,  tese tra la profonda ricerca di realismo che caratterizza le figure ed il minimalismo dello spazio all’interno della tela\, permeata di una luce intensa che porta a forzare i limiti sensoriali tra il visivo ed il tattile. All’interno di questo percorso artistico il concetto di sacro convive e dialoga con il concetto socio antropologico di mito come atto di fondazione della società\, della cultura e dell’ordine razionale delle cose del mondo: nel mito\, così come nella narrazione biblica\, norme e precetti sociali trovano una propria origine\, ammantandosi di un valore altro. La narrazione mitica è quindi una trasposizione\, mediata dalla presenza del sacro\, di istanze sociali\, etiche e morali proprie della natura umana.\nLa pittura di Elvis Spadoni è in tal senso una pittura mitica\, e l’Uomo ne è protagonista assoluto; attraverso essa l’artista riflette sulla condizione umana\, affrontando momenti cruciali della vita.\nIl protagonista dell’opera è però lo spazio vuoto\, al quale è riservato il maggior rilievo compositivo: esso rappresenta un luogo di silenzio formale al quale siamo ammessi\, un’occasione di dialogo tra l’osservatore e l’opera.
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SUMMARY:Chiara Zanforlini - La memoria della città perduta
DESCRIPTION:Sabato 18 novembre 2017 ore 17\, Villa Vallero\, Rivarolo Canavese \nConferenza sull’antica città di Palmira\, tenuta dall’archeologa Chiara Zanforlini\, in relazione alla mostra TRA STORIA E MITO\, allestita presso la medesima Villa Vallero\, con le opere di Alessandro La Motta.
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SUMMARY:TRA STORIA E MITO
DESCRIPTION:La mostra di Alessandro La Motta\, Tra storia e mito\, allestita presso Villa Vallero (Rivarolo C.se) ha dato modo organizzare visite guidate e workshop per studenti\, in quanto l’esposizione si prestava calzante con numerose materie di studi. Le opere ispirate a personaggi storici e mitici greci e latini sono state centrali per rammentare agli allievi la differenza tra storia mitica ed evento storico\, per capire come funzioni un sito archeologico\, per avvicinarsi e comprendere gli eventi tragici che recentemente sono avventi nell’antica città di Palmira. \nIl laboratorio è consistito nel far provare agli studenti la tecnica di stratificazione dei materiali utilizzata dell’artista nelle opere su tela\, in questo caso i ragazzi possedevano cartoncini come supporti\, ed hanno lavorato con colori e colla vinavil per accostare la matrice coloristica con quella cartacea\, con anche l’ausilio di materiali esterni quali foglie secche ed aghi di pino. Come l’artista lavora cogliendo i materiali che gli stanno intorno\, così i ragazzi hanno potuto fare nel loro laboratorio\, usando quindi elementi naturali presenti nel parco di villa Vallero\, che sono stati forniti agli allievi insieme a carta di recupero al momento dell’attività.
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LOCATION:Villa Vallero\, Corso Indipendenza 68\, Rivarolo Canavese\, Torino\, 10086\, Italia
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SUMMARY:Alessandro La Motta
DESCRIPTION:L’artista durante la sua residenza ha realizzato una mostra di sue opere al piano terreno della Villa Vallero coinvolgendo nel suo progetto le scuole del Comune di Rivarolo e limitrofe. Alessandro La Motta da anni va cercando\, attraverso i miti e la bellezza del mondo classico\, l’identità mediterranea\, In linea con il suo percorso sono state esposte circa 30 opere tra pittura e scultura di dimensioni variabili ispirate al mondo antico e all’arte classica con particolare attenzione all’archeologia del bacino del Mediterraneo.
URL:https://areacreativa42.com/event/alessandro-la-motta/
LOCATION:Areacreativa42\, via Ivrea 42\, Rivarolo Canavese\, 10086\, Italia
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SUMMARY:Elias Santis
DESCRIPTION:Elias Santis è un pittore contemporaneo argentino\, in residenza a Casa Toesca dal 13 ottobre al 20 novembre 2017. \nEcco alcune riflessioni sul suo lavoro in un estratto dall’intervista con la giovane curatrice Giulia Cordò. \nG: “Parliamo della tua situazione attuale\, hai accettato di partecipare a questa residenza d’artista in un paese molto lontano e diverso rispetto a casa tua\, pensi che il circondario straniero ti abbia in uenzato?”\nE: “ […] Ciò che è successo qui\, aldilà che sia un luogo tanto lontano\, mi ha dato modo e tempo di stare molto con me stesso\, perché qui non\nc’è qualcosa che ti distrae\, mi sono potuto vedere ri esso nelle persone che mi hanno circondato e la verità è che esse non sono tanto diverse rispetto a Santiago del Chile\, mi sono sentito in un ambiente molto familiare\, sia per chi mi stava intorno\, che per il paesaggio e anche nel quotidiano.” \nG: “E Il paesaggio circostante ti ha stimolato per la pittura che hai praticato in questo mese?”\nE: “sì\, il paesaggio naturale e il paesaggio formato dalle persone\, ogni persona si veste di un determinato colore\, dipinge la propria casa di un determinato colore e anch’esse sono parte del paesaggio\, ciò mi circonda mi ha stimolato moltissimo\, tanto da aver cambiato la pennellata del mio stile; credo ci sia un prima e un dopo nella mia pittura dopo questa residenza\, in particolare per quanto riguarda il colore.”\nG: “Quindi si può dire che hai posto delle pietre per il futuro?”\nE: “E’ molto bello quello che dici perché la penso esattamente così\, pietra su pietra. […]” \n\n  \nElías Santis\, nato nel 1980 a Buenos Aires (Argentina). Studia arte all’Istituto d’Arte della National University in Argentina. Ha esposto in mostre personali come\, tra le più importanti\, “Terrícolas”\, Galería Animal (Santiago de Chile\, 2010)\, “Orbita Prima”\, Mite Gallery (Buenos Aires\, 2011)\, “Lune”\, RT & W Gallery (Berlino\, 2013). Ha anche partecipato a mostre collettive come “Circular Project”\, Palais de Glace (Buenos Aires\, 2012) “Cosmos”\, Volkerkunde Museum (Amburgo\, 2012)\, “Medial Arts Biennial”\, National Museum of Fine Arts (Santiago de Chile 2017) e “Stanze”\, Italian Institute of Culture (Santiago de Chile\, 2018). Nel suo lavoro esplora la natura astratta e invisibile degli esseri umani e degli esseri in generale\, per mezzo di dipinti\, che impiegano colori\, gure\, storie simboliche e allegorie. Ombra e luce\, terra e cielo. Tutto contiene un signi cato silenzioso. \n\n\nAlcuni schizzi realizzati dall’artista durante al sua residenza.
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SUMMARY:Guido Brivio - Tra vizi e virtù: dialogo sul lusso
DESCRIPTION:Sabato 24 Giugno 2017\, ore 17\, Casa Toesca \nSalotto filosofico con Guido Brivio \nTra vizi e virtù: dialogo sul lusso
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SUMMARY:Armando De La Garza
DESCRIPTION:L’artista messicano Armando De La Garza è in residenza a Casa Toesca dal 27 giugno al 2 luglio 2017. \nIn occasione della residenza\, oltre all’atelier aperto\, ed alla mostra finale delle opere\, Biotà (24 giugno – 2 luglio 2017) nelle sale del piano terreno di Casa Toesca\, è stato interessante l’appuntamento tra arte e filosofia con il filosofo torinese Guido Brivio. \nIl progetto “Biotà” racchiude ed unisce due tematiche: il vasto immaginario naturalistico di Italia e Messico ed un discorso etico ed ecologico sui materiali di scarto che possono essere trasformati da immondizia ad opere d’arte. La collezione Biotà riunisce 19 bottiglie di materiali diversi: vetro\, plastica\, latta e metallo e dimostra la capacità dell’artista di reinventare qualsiasi materiale\, s dando i limiti imposti dalle particolari forme delle bottiglie. Armando si impegna a dipingere nei minimi dettagli paesaggi classici su prodotti di uso comune\, appropriandosi delle opere di grandi rappresentanti della storia dell’arte e reinterpretandole in maniera meno convenzionale e personale. Tra le bottiglie utilizzate come supporti di pittura spiccano recipienti di note marche nazionali messicane ed italiane\, quali Tequila\, Mezcal\, Crodino insieme ad importanti liquori italiani. Bottiglie famose\, talvolta anche molto costose che niscono però nei bidoni\, o tal volta anche abbandonate sul ciglio della strada\, una volta consumata la bevanda che contengono. “Vogliamo davvero che l’immondizia soppianti la Natura?” Questa è la domanda che Armando De La Garza si pone\, e con le sue opere dà una chiara risposta ecologica ed originale. \n  \nG: “Che cosa ti aspettavi da Areacreativa42 e da questa Residenza d’Artista?”\nA: “Che cosa mi aspettavo? Devo dire che ha superato le mie aspettative; lo spazio\, ciò che mi stava intorno\, cioè la città e la casa stessa\, emanano l’essenza classica dell’arte italiana\, pur essendo immerse nel contemporaneo. […] Si parlava dell’essere fortunati\, io credo di essere stato davvero fortunato ad aver avuto la possibilità di fare la Residenza in questo speci co luogo\, perché… bè\, l’Italia è l’Italia però anche qui si potrebbe capitare in uno spazio molto contemporaneo\, minimalista.. freddo: che magari avrebbe funzionato lo stesso per lavorare\, ma non mi avrebbe invaso dell’essenza che invece ha questa casa.” \nEstratto dall’intervista di Giulia Cordò ad Armando De La Garza\, 24 Giugno 2017
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SUMMARY:Paul Harvey
DESCRIPTION:Harvey tende a documentare ciò che lo circonda e le cose che gli accadono. C’è un forte elemento autobiografico nel lavoro\, ma con un’universalità che\, dice\, valorizza ciò che fa. A volte chiama i suoi quadri “poesie dipinte” a causa del loro fascino\, e sente una connessione psicologica con il lavoro di Karel Teige\, l’avanguardista ceco. Harvey parla dei collage di Teige come combinazioni squisite di figura femminile\, paesaggio e architettura. Lo stesso Teige ha affermato che “tutta l’arte non è altro che trasposizione dell’erotismo” e “non vi è alcun tema se non l’onnipotenza dell’amore” e Harvey lo capisce. Secondo Harvey\, i collage di Teige hanno un elemento surreale forte e autentico\, ma danno una sensazione di realtà\, come la natura\, in effetti. Lui vede tutte queste cose come importanti aspetti del proprio lavoro\, in particolare nel modo in cui elementi apparentemente non correlati si uniscono ma per dare un senso e avere un significato. Potrebbe essere visto come un realismo magico. I paesaggi montani sono apparsi nel suo lavoro per molti anni\, principalmente a causa di un viaggio fatto in Svizzera come quando era ancora scolaro nel 1973. Di conseguenza\, quando nell’estate del 2017 lavorava come artista in residenza presso Areacreativa42\, con le Alpi all’orizzonte\, affermava che era come lavorare in uno dei suoi quadri. È il tipo di ambiente che è felice di esplorare e romanticizzare\, ma non a scapito della verità. Durante il periodo di residenza l’artista ha avviato e realizzato un ciclo di opere sul tema dell’Italia. A partire dai suoi ricordi di una vacanza a Savona da bambino nel 1967 e della sua visita a Torino ad ottobre 2016. In questo caso l’artista si è rapportato alla tradizione italiana in quanto mito popolare (come con il quadro che raffigura l’attrice degli anni ‘50 Marisa Allasio)\, sovrapposta allo sguardo del bambino in un paese straniero trasposto in 1967. Ha realizzato un ciclo di dipinti\, acrilico su tela\, che sono stati esposti al termine della residenza. Nel contempo ha approfondito la storia dell’azienda Olivetti al ne di proporre una mostra in occasione della candidatura (poi concretizzatasi in riconoscimento) di Ivrea a patrimonio dell’Unesco. \n\nLa residenza si è conclusa con la mostra An englishman abroad (19 giugno – 20 agosto 2017).
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SUMMARY:DISEGNARE CON LA LUCE
DESCRIPTION:Enrico Minguzzi\, artista in residenza presso Areacreativa42\, ha aperto il proprio atelier ai ragazzi dell’Istituto SS. Annunziata di Rivarolo Canavese in data 23 maggio 2017. \nL’incontro ha previsto una visita all’atelier del pittore\, situato al piano superiore di Casa Toesca\, che ha permesso ai ragazzi di conoscere i lavori di Enrico ed i segreti della pittura ad olio su tela e tavola\, oltre che di conversare con l’artista stesso sul significato dell’essere pittori oggi. \nIn un secondo momento i giovani studenti sono stati guidati in un laboratorio di light art nella bellissima sala affrescata al piano terra. Con torce colorate hanno imparato a “disegnare con la luce” seguendo le indicazioni dell’artista\, che ha documentato il lavoro con l’ausilio di una macchina fotografica.
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SUMMARY:Enrico Minguzzi
DESCRIPTION:L’artista romagnolo Enrico Minguzzi  è in residenza a Casa Toesca dal 2 al 27 maggio 2017.\nDurante la sua residenza ha lavorato ad un progetto installativo da ubicare nel Comune di Valperga sul percorso per il Sacro Monte di Belmonte. In questo progetto l’intento è stato di portare gli elementi geometrici all’interno della realtà  del luogo. \n  \nEnrico Minguzzi utilizza prevalentemente la tecnica pittorica ma durante la sua residenza ha voluto affrontare un discorso che desiderava sviluppare da tempo intorno all’installazione site speci c: portare gli elementi geometrici all’interno della realtà del luogo. \nDopo una serie di sopralluoghi è stata individuata l’area (un tratto di area verde che si colloca sul lato sinistro della strada verso il sacro Monte di Belmonte) e sono stati presi gli accordi con l’Amministrazione di Valperga che ha collaborato al progetto. L’area destinata era in forte stato di abbandono ed è stata ripulita e ripristinata. In questo modo sono state valorizzati gli interventi biotecnici consistenti in alcune piante collocate dall’Ente parco anni addietro al ne di attivare il turismo naturalistico e culturale che l’amministrazione intende promuovere nel proprio territorio. E’ seguita una fase di comprensione degli aspetti tecnici: scelta dei materiali\, realizzazione tecnica\, trasporto e montaggio\, autorizzazioni degli Enti preposti. \nIl progetto installativo nasce come sviluppo del lavoro pittorico dell’artista che da circa sei anni svolge una ricerca totalmente dedicata alla natura concentrata sul con ne tra gurazione e astrazione. Ecco quindi che è nata la necessità di inserire elementi estranei al soggetto privandolo del proprio equilibrio intrinseco e cercando di trovarne uno nuovo e differente. Le geometrie che l’artista inserisce nella pittura prima e nella installazione ora sono costituite da linee poliedriche irregolari giocate tra pieni e vuoti. Il risultato è una immagine oppure un luogo che presenta contaminazioni al proprio interno e suggerisce interrogativi riguardo a queste “presenze”\, ma capace di avere una propria stabilità ritrovata. L’obiettivo non è dare una risposta riguardo “cosa sia” o cosa venga rappresentato\, piuttosto semplicemente di palesare qualcosa che nella realtà c’è ma non è visibile. Il risultato è una struttura di acciaio che forma linee geometriche irregolari che si integrano con il luogo e la vegetazione circostante. La struttura è verniciata di color magenta chiaro al ne di accentuare la propria natura estranea. L’installazione si compone di 4 blocchi a se stanti\, ovvero sganciati dagli altri ed ancorato al terreno indipendentemente. \nDurante la residenza sono stati organizzati workshop per adulti e bambini. \nINVISIBILE\, installazione site-specific permanente di Enrico Minguzzi\, realizzata grazie al contributo di Areacreativa42 e del Comune di Valperga (con il patrocinio della Regione Piemonte) è stata inaugurata l’8 aprile 2018. \n 
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